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Dunque, il leader trasformazionale envisioning-sinergi-motivazional-catalizzativo è colui il quale
con intelligenza spirituale catalizza unificazione diffusa in termini di principi universalmente
condivisi, responsabilità sociale di causa comune e prosperità interdipendente vivendo a stretto
contatto consapevole con il proprio cuore in una decisa volontà-scelta di miglioramento
generale; trasformazione che viene prima di tutto luminosamente presentita-immaginata. Da
questa appassionata dimensione di ricercata intimità personale (“chi sono io?”, “chi sono gli
altri per me?”, “cosa posso fare per loro?”, ecc.) attinge visione, empatia e generosa forza del
dare, ed innesca il processo di cambiamento che tocca tutti gli ambiti della persona e delle
organizzazioni con attento studio e pianificazione; dall’intimità personale, dunque, dimensione
prima della consapevolezza-padronanza di sé, l’impulso social-competente di unificazione
interpersonale e di concretizzazioni di eccellenza.
Penso sia assolutamente fondamentale attingere a questa dimensione di sé stessi, anzichè
tenersi alla larga e ignorarla temendo di perdere gli ancoraggi esterni psedo-identitari “ho,
dunque sono”; “so, dunque sono”; “non sono, dunque non sarò, né avrò”, ecc. come visto
prima; e scoprire attivamente quale incredibile ed inimmaginabile fonte di forza di Vita essa sia.
Le tante vie spirituali, attraverso i loro insegnamenti orientati all’integrazione e all’unificazione
offrono un contributo nell’avvicinare l’uomo a sé stesso aiutandolo a conoscersi-autenticarsi ed
acquisire così padronanza
unificativa di sé e su questa
base attingere consapevo-
lezza unificativa del mondo;
hanno contribuito in questo
modo a temere meno il
nuovo e l’estraneo e ad
investire in un ideale più
grande ed in più grandi idee.
E così facendo l’uomo si è
elevato lungo una scala di
consapevolezza che dal cuore
può raggiungere la propria
dimensione corporea, collocandola nella giusta proporzione di veicolo di manifestazione e di
realizzazione personale e non come dimensione disagiata di impotenza/sopravvivenza o di lotta
per il potere.
Come citato non si tratta solo di un elenco di buone norme da segurie con coscienziosa
osservanza; la dimensione emotivo-prescrizionale di per sé non ha sufficiente slancio di
unificazione. Soprattutto, l’uomo si deve necessariamente elevare anche nella consapevolezza
attiva di ciò che potremmo definire essere il non-cuore, natura di disunificazione che è da
comprendere dal punto di vista delle dinamiche psicologico-compensative, come descritto, e
da disciplinare intelligentemente al fine di sapergli indicare una sana direzione. E come detto,
al di là delle differenze, vi è un buon 70% di forti valori condivisi dalle tradizioni religiose del
mondo, che indicano una via correttrice rispetto alle forze indisciplinate finalizzate all’ego-
acquisizione nell’ego-sopravvivenza disgiunta dagli altri (attaccamenti identitari ad aspetti
esteriori ego-centranti). E come sottolineato, inoltre, un approccio “multi-epistemologico-
spirituale” può ben mettere in risonanza queste tradizioni spirituali – processo di arricchimento
spiritual-culturale che invero sta avvenendo come non mai prima; processo che può inoltre
maggiormente avvicinare tra loro scienza e religioni (in prospettiva di convergenza sistemica,
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