Page 10 - TESINA ESAME TERZA MEDIA - DEGL'INNOCENTI FRANCESCO IIIA
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Ulisse rivolge alle sirene un’ultima domanda, estrema dimostrazione della sua sete di
conoscenza: “Ditemi almeno chi sono io! Chi ero!”. Tuttavia, non ottiene risposta. La sua
nave si sfascia contro gli scogli e, spezzatasi, è ingoiata dall’acqua così come nell’episodio
dantesco.
Il corpo di Ulisse è trasportato dalle onde del mare sull’isola di Calypso, l’unica che
davvero esiste ma l’eroe non lo saprà mai.
Il poema si chiude con la dea Calipso:
“Ed ella avvolse l’uomo nella nube
dei suoi capelli; ed ululò sul flutto
sterile, dove non l’udia nessuno:
– Non esser mai! non esser mai! più nulla,
ma meno morte, che non esser più! “
(Da L’ultimo viaggio canto -XXIV)
Per l’uomo sarebbe meglio non nascere e restare per sempre nel nulla, piuttosto che
attendere tutta la vita la morte perché la vita non ha altri approdi o porti se non quello
fatale.
Il viaggio di Ulisse in Pascoli segna la fine delle sue illusioni, la rassegnazione
all’amarezza della realtà, poiché la sete di sapere si trasforma nella consapevolezza che
nessuna conoscenza certa è possibile. Così Pascoli trasforma l’Ulisse omerico nell’eroe
della sconfitta, nell’uomo del ‘900 dominato dall’ansia e dall’angoscia perché non riesce a
cogliere il senso delle cose.
L’acqua e il mare, come già in Dante, sono il tramite tra l’uomo e l’ignoto, che Ulisse
vuole colmare e per farlo deve riprendere la navigazione, ossia deve continuare a vivere.
Dunque, il mare come fonte di conoscenza. Ma, a volte, il mare non perdona.
Nella poesia L’incontro con Ulisse, tratta dal poema in 21 canti Maia, Gabriele
D’Annunzio immagina di imbattersi in Ulisse, in occasione di un viaggio in Grecia. L’eroe,
contraddistinto da tenace forza di volontà, è alle prese con le vele e porta con sé l’arco
della vendetta, simbolo di potenza fisica, così grande che nessuno al di fuori di lui è in
grado di tenderlo.
«o Re degli Uomini, eversore di mura, piloto di tutte le sirti, ove navighi? A quali
meravigliosi perigli conduci il legno tuo nero? Liberi uomini siamo e come tu la tua scotta
noi la vita nostra nel pugno tegnamo, pronti a lasciarla in bando o a tenderla ancóra. Ma,
se un re volessimo avere, te solo vorremmo per re, te che sai mille vie. Prendici nella tua
nave tuoi fedeli insino alla morte!»

