Page 12 - TESINA ESAME TERZA MEDIA - DEGL'INNOCENTI FRANCESCO IIIA
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Il poeta scrive i testi di Mediterranee mentre osserva da lontano la sua Trieste sconvolta
dai disordini postbellici (si trova infatti a Roma). Le tematiche principali sono pertanto, da
una parte, un profondo senso di lontananza dal luogo che ha rappresentato per Saba
l’origine della vita, dall’altra, una meditazione sul tempo che passa e va vissuto sempre al
massimo.
Una lettura molto diversa è L’ipotesi di Guido Gozzano, in cui lo scrittore ricorda le
imprese eroiche compiute da Ulisse ridicolizzandole. Gozzano disegna l’eroe come un
uomo che dà scandalo, lontano dall’esempio di coraggio, curiosità e determinazione
dell’Ulisse classico.
Il poeta immagina di discutere con amici di vari argomenti e il discorso cade sul “Re di
Tempeste” Odisseo.
Il racconto si risolve in una parodia della figura di Ulisse: l’eroe omerico è infatti
rappresentato come uno scapestrato, marito infedele, che vive su uno yatch tra allegre
donnine e brigate; le sue eroiche traversate sono diventate viaggetti di piacere verso
località esotiche e la sua ricerca di avventura desiderio di avventurette. Decide poi di
andare in America a cercar fortuna, ma sbaglia rotta e si ritrova davanti al monte del
Purgatorio, dove la nave fa naufragio “e Ulisse piombò nell’inferno dove ci resta tuttora”.
Ulisse non è più "Il Re di Tempeste" omerico, né l’uomo assetato di conoscenza di
Dante, né il superuomo d’annunziano, ma un mediocre uomo qualunque avido di beni
materiali. Questo Ulisse simboleggia il crollo dei valori che il poeta vede nella società in
cui vive.
In Itaca di Konstantinos Kavafis il poeta racconta l’esperienza del viaggio come meta
reale del viaggiare.
Ciò che conta non è la meta ma il viaggio che dobbiamo fare per arrivarci. Per questo
motivo non si deve avere fretta: “Se ti metti in viaggio per Itaca/augurati che sia lunga la
via,/piena di conoscenze e d’avventure”.
E soprattutto non bisogna temere “Lestrigoni e Ciclopi”, i veri mostri sono quelli che
portiamo dentro noi stessi. Senza paura dobbiamo augurarci che la strada sia lunga. Non
importa che Itaca non ci offra nulla, Itaca ci ha “donato il bel viaggio”. E viaggiando ci
siamo arricchiti. Per capire “cosa vuol dire Itaca” non bisogna pensare alla meta ma alle
esperienze compiute per raggiungerla.
Il viaggio verso Itaca diventa un invito rivolto agli uomini a coltivare il sapere, ad essere
sempre curiosi verso il mondo circostante e a guardare con fiducia alle esperienze

