Page 7 - TESINA ESAME TERZA MEDIA - DEGL'INNOCENTI FRANCESCO IIIA
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Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”. »
(Divina Commedia vv. 112-120)
L’eroe epico mostra la sua debolezza di uomo, raccontando ai due insoliti visitatori di
quella brama di sapere che lo aveva spinto a peccare e trascinare nel medesimo errore i
suoi compagni di viaggio. Attraverso la sua “picciola orazione” riuscì infatti a persuadere i
suoi a seguirlo nella sconsiderata impresa: togliere ogni restrizione al sapere,
pretendendo di scoprire ciò che si nascondeva dietro il non consentito.
Quello che emerge con maggior forza nel canto XXVI non è quindi la colpa di aver frodato
con le proprie capacità dialettiche ma il suo “folle volo”, folle perché destinato, fin dalla
sua concezione, al fallimento.
“Tre volte il fe’ girar con tutte l’acque
Alla quarta levar la poppa in suso
E la prora ire in giù, come altrui piacque
Infin che l’mar fu sopra noi richiuso.”
(Divina Commedia vv. 139-142)
narra l’Itacense, chiudendo dialogo, storia e canto. Superate le colonne d’Ercole, infatti,
giunge fino alla vista della montagna del Purgatorio, ma qui una terribile tempesta,
strumento della giustizia divina, inghiotte per sempre la sua nave.
Dante non condanna il desiderio di conoscenza dell’uomo, ma la sua ricerca deve
necessariamente proseguire in compagnia di quella virtù che può sconfiggere la superbia:
l’umiltà. Il peccato di Ulisse è infatti quello di non aver tenuto conto di quei limiti, non
rispettando il suo posto nel mondo di uomo a cui non è dato sapere tutto. Inoltre,
Secondo Dante questo folle volo dimostra proprio come l’essere umano senza un
supporto divino non ha alcuna possibilità di successo.
Ulisse non ha riconosciuto i suoi limiti. Ha tentato di sollevare l’estremo velo, del tutto
in balìa della superbia e dell’eccessiva fiducia nel suo ingegno. La sua sete di
conoscenza si è trasformata da positiva in negativa.
L’eroe greco, nella sua sfida alle forze della natura, ha perso, ed è sprofondato
nell’oceano.

