Page 4 - TESINA ESAME TERZA MEDIA - DEGL'INNOCENTI FRANCESCO IIIA
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"Al di là del porto c’è solo l'ampio mare",


          dichiara  Pessoa,  in  una  delle  sue  poesie,  quelle  stesse  parole  che,  da  sempre  si  è  detto  il
          marinaio che, nel liberare l'ancora, liberava se stesso dal Luogo Noto per cercare il Luogo Nuovo,
          quello del riscatto, dello spazio dell'essere e del sentire.

          Mettersi  per  il  mare  aperto  significava  non  già  inseguire  Chimera,  bensì  non  smettere  di
          navigare fino a quando non si toccano le rive di Utopia. Perché il senso della vita esige impegno
          e ostinazione, significa risalire la corrente, reggere ai marosi, ripescare vite naufragate, ridare il
          nome a relitti arenati tra gli scogli.


          La grandezza di Ulisse non è nel volare, lui così saggio, in modo insano alla ricerca dell'Assoluto.
          La  grandezza  di  Ulisse  risiede,  al  contrario,  nel  non  dimenticare  la  vita:  mai.  La  grandezza  di
          Ulisse consiste nel riconoscere e riconoscersi nella realtà e non scambiarla nel sogno.

          Non è un caso, dunque, che Ulisse, nel corso dei secoli sia diventato un topos letterario. E non
          già  per  il  "  folle  volo  ",  ché  già  gli  Argonauti  l'avevano  compiuto,  quanto  piuttosto  per
          l'ambiguità del suo essere. Per la contraddittorietà del suo agire, per la consapevolezza via via

          acquisita della caducità umana.

          Da Pindaro, che sottolinea la scaltrezza ferale di Ulisse nei confronti di Palamede, a lui rivale per
          sagacia, a Sofocle che nell'Aiace rappresenta il malinconico riconoscimento del valore nemico,
          fino ai frammenti di Euripide, in cui emerge a tutto tondo  Ulisse come figura di ingannatore,
          nell'eroe greco sono state scolpiti i tormenti dell'Uomo, il viaggio interminato che ognuno di noi
          compie. Dalla nascita. Partendo da un porto a lui sconosciuto.

          Perché alla luce dell'etica cristiana, in Dante, o dell'esilio in Foscolo, o nell'esaltazione del gesto
          eroico  in  Tennyson,  o  nel  ripiegamento  della  memoria  in  Pascoli,  o  nell'opposizione  tra  la

          mediocrità del quotidiano e le aspirazioni all' oltre/ordinario in Joyce, passando per la visione
          superomistica di D'Annunzio o ironica di Gozzano o introspettiva di Saba,  o ancora promettente
          di Kavafis fino alle tragiche conclusioni in Levi, resta nel cuore e nella mente di ognuno di noi, la
          memoria di Ulisse come colui che, traboccante di audacia e curiositas, segnato dall'arroganza e
          dal dolore, non smette mai di cimentarsi con se stesso.

          E di cercare. La vita.
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