Page 6 - TESINA ESAME TERZA MEDIA - DEGL'INNOCENTI FRANCESCO IIIA
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“Narrami, o musa, dell’eroe multiforme, che tanto

          vagò, dopo che distrusse la Rocca sacra di Troia:

          di molti uomini vide le città e conobbe i pensieri,


          molti dolori patì sul mare nell’animo suo,

          per riacquistare a sé la vita e il ritorno ai compagni.”

          (Proemio dell’Odissea)

          Omero  per  descrivere  Ulisse  usa  l’epiteto  politropo  (πολύτροπον),  ovvero  multiforme.

          A questo attributo si devono tutte le numerose vite di Ulisse, che ha attraversato,  da
          Omero in poi, tutta la letteratura europea di ogni tempo, ha viaggiato per mari ora
          burrascosi ora pacati per secoli e secoli. Da Dante in poi Ulisse è costretto a riprendere

          il  mare  all’infinito,  condannato  a  un  eterno  ultimo  viaggio,  verso  mete  sempre  più
          lontane e straordinarie, oltre ogni limite conosciuto, in uno slancio irrefrenabile che  a
          volte lo allontana dall’Odisseo omerico, anche se recupera e variamente rielabora i suoi

          molteplici aspetti.




          L’Ulisse di Dante Alighieri è un personaggio diverso. Dante  rilegge  la  sorte  dell’eroe
          omerico secondo le categorie proprie della cultura cristiana.

          Nella Divina  Commedia, Dante  condanna  Ulisse  all'Inferno  nell'ottava  bolgia,  tra  i
          consiglieri  fraudolenti,  coloro  i  quali,  facendo  leva  sulle  proprie  capacità  dialettiche,

          riuscirono  a  portare  amici,  parenti  o  compagni  di  avventura  verso  il  proprio  egoistico
          obiettivo.Ulisse è avvolto in una fiamma eterna insieme al compagno d’armi Diomede.

          In una sorta di excursus sulle vicende post-ritorno Dante, infatti, racconta di come Ulisse

          e i suoi compagni, dopo un periodo relativamente breve di stabilità decisero di partire
          alla volta delle colonne d’Ercole (attuale Stretto di Gibilterra)che, secondo la mitologia,
          furono poste dagli dei, affinché gli uomini non andassero oltre.


          Quando Dante, attraverso Virgilio, chiede all’eroe il perché di questa impresa che sapeva
          essere altamente pericolosa e gli rammenta che, ad Itaca, possedeva già tutto ciò di cui
          aveva bisogno, Ulisse, risponde:


          « “O frati,” dissi, “che per cento milia

          perigli siete giunti a l’occidente,

          a questa tanto picciola vigilia


          d’i nostri sensi ch’è del rimanente

          non vogliate negar l’esperïenza,

          di retro al sol, del mondo sanza gente.
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