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Dunque tutti siamo Cuore, abbiamo dei principi guida - una saggezza intrinseca che ha percezione
di verità - e facciamo azioni espressione di creatività (dunque, essere-avere-fare e relativo
divenire) che hanno lo scopo di far sperimentare dinamiche di dare-ricevere di felicità e
prosperità; e tutti cercano essenzialmente ciò. Ontologicamente parlando l’essere umano è un
essere di Cuore, di Principio e di Creatività; ritornando ai riferimenti spirituali di poc’anzi
“Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza” (Genesi 1:26) è la
citazione di riferimento nelle tradizioni giudaico-cristiane ove si fa discendere la natura personale
dell’uomo da quella universale di un creatore dell’universo. Dunque l’uomo e la donna sono
esseri con un cuore dotato di intelligenza spirituale che si esprime multidimensionalmente (nota:
si approfondirà nella quarta parte nel merito delle inerenti contraddizioni di egocentrismo
rispetto alla virtuosa intelligenza spirituale, che come citato sono qui viste come una disarmonia
sanabile nelle dinamiche intrapersonali e relative esplicazioni interpersonali).
Questo in assai estrema sintesi relativamente al nucleo-stella dell’eptagramma che ha funzione
centrale nelle quattro basi delle 4 posizioni in esso contenute. Nei grafici precedenti (basi delle 4
posizioni in rappresentazione statica) e relativi commenti ho espresso alcune logiche riguardo
agli aspetti contenuti nelle quattro basi delle 4 posizioni dell’eptagramma; altre nel grafico del
ciclo ‘potere-sapere-volere-essere-avere↗’, che per ora è solo schematizzato (una breve
spiegazione anticipatoria verrà inserita più avanti) e nel grafico ‘Intelligenza Spirituale, Volontà
Integrativo-Trasformazionale, Vitalità Esperienziale e Forza di Consapevolezza del Saper
Divenire’. Prima di riportare altre logiche qui avanti - e come citato, una spiegazione estesa del
modello quadrimoltiplicativo e dunque anche dell’eptagramma, verranno incluse nella quarta
parte - riporto di seguito altri aspetti numerici.
Il Cuore rappresenta l’uno, poiché è l’essenza unificatrice, e si manifesta attraverso un sentire di
consapevolezza di unità, pace, libertà e felicità ed un relativo protendersi di espansione,
risonanza-sinergia ed armonia moltiplicativa, come anticipato, che si esprimono attraverso una
Voce interiore di consapevolezza ed una Luce di immaginazione-sogno di detta consapevolezza,
che sono alla base dei moti interiori innati dello spirito umano e del relativo agire manifestativo
esteriore. Dunque, nella Voce+Luce abbiamo inoltre il numero due, che è espressione
manifestativa dell’uno primo, dove tutto ha la sua origine ed è unificato da scopi correlati. Come
citato precedentemente ogni cosa esistente è formata da natura interiore (Ss) e forma esteriore
Hs), senza eccezione. Dunque il numero due è onnipresente, persino in un fotone che viaggia nel
vuoto cosmico (contenuto d’onda più la sua energia; inoltre è dotato – alla base della sua natura
duale - del proprio scopo specifico nell’insieme degli scopi universali, che rappresenta il numero
uno, anch’esso onnipresente).
Messi insieme, l’uno ed il due, fanno il numero tre – dunque anch’esso onnipresente - che come
riportato prima è stato considerato da filosofi e dalle religioni il numero del Cielo (in senso
spirituale). E a buona ragione, vista la natura ontologico-fondamentale di detto numero.
Anche per il tre un breve approfondimento numerologico. Secondo Platone gli oggetti del
sensibile sono formati da triangoli che si compongono in figure geometriche (“ogni superficie
piana e rettilinea è formata da triangoli”). Il triangolo è la superficie ‘primordiale’, una forma non
generata da moltiplicazione, in quanto è il risultato per addizione dalla prima scissione ‘1+2=3’.
La minima superficie è individuata da tre punti, i vertici di un triangolo; inoltre da tre punti passa
un unico cerchio. Proclo, neopitagorico, scriveva che i pitagorici asserivano che il triangolo è il
principio della generazione. Per i pitagorici e per Platone, il triangolo rappresentava ‘l’atomo’, la
parte ultima e indivisibile di una superficie, perché un poligono è sempre suddividibile in triangoli.
La riunione di questi tre aspetti divini è rappresentata, secondo questi filosofi, con un triangolo
inscritto nel ‘cerchio della materia primordiale’. Il numero tre era considerato dai Celti il numero
perfetto, triplice manifestazione del Dio unico, di forza, saggezza e amore. La trinità, nel dogma
Cristiano, è l’idea di un Dio uno e trino Padre, Figlio e Spirito Santo. D’altra parte, lo Gnosticismo
cristiano tramanda Dio come l’Uno, la Monade, il primo Eone che emanò in principio due Eoni.
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