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miglior domani e soprattutto un miglior presente nel supporto allo sviluppo della loro creatività
               e quindi di ciò che ne è alla base, l’innata intelligenza spirituale.
               Non si può continuare a delegare ad altri la responsabilità di risolvere i problemi del nostro
               tempo  –  fondamentalmente  varianti  di quelli  del passato  –  pensando, tra il disappunto, la
               delusione e la soffocata rabbia, che è così che va il mondo. Il proprio voto alle urne non basta
               per cambiare la nazione, bisogna …  votarsi alla causa comune, supportando soluzioni
               spiritualmente intelligenti.
               I problemi necessitano di una sana dose di “rabbia”; di conversione spirituale della delusione,
               disappunto e rabbia in perseverante forza propositiva resa consapevole della necessità della
               presa in carico della propria parte di responsabilità non delegabile, consapevoli che vi sono delle
               ben definite dinamiche mentali alla base di questi problemi e che la loro comprensione può
               permettere la loro reversibilità. Il sentire fortemente che ovunqe e comunque si possa ricevere
               e offrire un contributo di consapevolezza, di comprensione dei cosa, dei quando, dei dove, dei
               come, dei chi e soprattutto dei perché dei problemi. Tutte le problematiche complesse possono
               essere scomposte ed  analizzate nei loro singoli  aspetti  di effetti  manifestativi e  di  relative
               connessioni di causa-effetto, per arrivare gradualmente  con apertura di mente ed  intuito-
               immaginazione alle cause prime, in un percorso-sfida intessuto di pazienza e determinazione.
               Con questa esposizione  si intende  offrire un contributo  metodologico  in tal senso, e a tal
               proposito si vedrà più avanti una sequenza di dinamiche di sviluppo causa-effetto basate su
               principi e sulle relative già citate basi delle quattro posizioni; processo che qui viene definito di
               principles knowledge working.

               Come … continuare ad essere spettatori passivi dei su citati effetti deleteri e subirne l’ennesimo
               copione giornaliero nei nostri “palinsesti urbani” delegando ai poteri forti l’improbabilità di un
               miglior proprio futuro mentre con ottimi sorrisi collaudati si reclamizza l’ultima innovazione del
               ciclo produttivo della fabbrica della felicità … di plastica; non solo quella negli oceani (di cui si
               nutrono i pesci e noi di loro), e quella nelle discariche a cielo aperto che straboccano a volte
               nelle strade delle nostre città (cosa che ben simboleggia le logiche mentali da dove tutto ciò
               origina,  cioè scaricamento ad altri dei problemi),  mentre ci si  accontenta di piccoli spazi
               “protetti” e vacanze-fuga dal rumore psicologico dello stress che inesorabilmente però attende
               i fuggitivi-vacanzieri al loro ritorno nella realtà grigio-quotidiana! Men che meno i palinsesti
               televisivi potranno davvero dare riposo ad una mente stressata;  salvo nei casi di
               rappresentazioni di eroi e martiri, veri o di fiction (ma anche poeti ed artisti che sollevano lo
               spirito) che offrano una riflessione e stimolino ad un’azione di vero cambiamento. E ciò può
               giovare; ma nella misura in cui ciò ispiri una trasposizione idealistica di sé nel futuro, susciti
               atteggiamenti virtuosi e si coniughi in obiettivi di miglioramento voluti. Certo, perché il mondo
               si muove per obiettivi; e dunque un’altra saggia riflessione è “a chi può giovare questa macchina
               sociale impazzita che produce scenari di non sostenibilità famigliare, economica, ambientale?”

               A qualcuno, certo, interessa che tutto ciò continui; una precarizzazione strisciante fatta senza
               guerre armate – ma ci sono tuttora anche quelle in tanti parti del mondo – ma che comunque
               lascia profondi segni di depressione culturale, economica e psicologica; una dis-integrazione
               sociale ed economica alimentata da politiche ciniche di guadagno facile, da politica ego-divisiva,
               da produzione eco-distruttiva, da assenza di opportune regolamentazioni nel nome celato del
               profitto a tutti i costi e nell’accezione di mancanza di vera trasparenza, di pretesti ideologici
               sconfessati nei fatti e molto altro. Tutte forme di profonda ignoranza – ignoranza dei principi
               universali e della  bellezza della loro  autenticità applicativa, come detto  -  che non




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