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Problemi sociali cronici richiedono di ricercare con decisione un nuovo
paradigma di possibile sviluppo socioeconomico; è necessaria una visione
dell’uomo che faccia ontologicamente luce sulla profonda dimensione
motivazionale
Con riferimento alle problematiche note e celate citate nei capitoli precedenti, è più che mai
necessario, dunque, un rinnovato approccio alla soluzione del problema cronico e pandemico
che ci ha condotto ad una società tecno-QI-logicamente evoluta, ma i cui telegiornali sono
scanditi delle più illogiche e QI-insolute micro e macro-violenze e conseguenti disagi e dolori.
¿Potranno i partiti politici di oggi tecnologicamente iper-social-izzati e ipoconnessi tra loro, con
le loro ricette prolificamente salvifiche in termini di buone intenzioni, condurci nel paradiso
della felicità economica e, ancor prima, in quello della felicità spirituale e sociale? ¿Sarà, il futuro
dei nostri giovani e future generazioni, salvato dalla cultura dell’avere che divinizza – “dio-izza”
facendone religione - il potere della scienza sulla materia? O in taluni casi il potere della materia
stessa sul pensiero … dio-scientismo che non sa “QI-zzare” salvificamente le emotività
maltrattate e offese dei dolori del nostro tempo e promuovere intelligente cultura espansiva di
saper sapere, saper sognare, saper essere insieme e saper proteggere-salvare e costruire
insieme felicità socio-economica diffusa … E così arrestare il cedimento strutturale della società
e dei suoi … ponti di collegamento, sotto il peso cronico di irresponsabilità, malcostume,
corruzione, delinquenza, oscuramento dell’etica, dis-integrazione affettiva, abuso di droghe,
alcol e dipendenze deleterie di tutti i tipi; e arrestare i problemi della morte sul lavoro, della
“morte” di lavoro, della morte del lavoro, della morte sulle strade, del rapporto tra iper-tasse,
iper-debito pubblico e servizi pubblici e qualità della vita in stato di ipertensione o stato
confusionale; degli ostacoli “strutturali” incontrati nel pianificare un futuro con casa e figli,
dell’inquinamento fuori controllo, delle violenze sulle donne e sui minori, delle mafie striscianti,
delle schiavitù per il piacere, della finanza rapace svincolata dalla generosa filosofia del valore
aggiunto, delle emigrazioni-odissee – per chi sopravvive le traversate - nella speranza di una
vita migliore con un lavoro che però non c’è (se non nei campi di pomodoro lontani da occhi
indiscreti, et similia), per citare solo alcuni dei tanti seri problemi strutturali che minacciano il
nostro futuro e soprattutto quello delle future generazioni. In attesa che i posteri possano
esprimere il loro giudizio storico sul nostro stato di salute culturale e volontà di offrire loro un
buon futuro è “forse” il caso di saper fare qualcosa subito e attivarsi per costruire nuovi ponti
ben manutenuti di uscita da questa situazione non più sostenibile che tende alla de-
coscientificazione e cosificazione della mente, riconnettendosi in sé stessi nella più profonda
luce di consapevolezza spirituale e attivare propositivamente, su questa base, logiche di
integrazione sociale. Nello spirito di:
1) valori interrelati universalmente condivisi,
2) personali contributi di responsabilità sociale di causa comune in una visione di prosperità di
ben-essere d’insieme,
3) co-prosperità economica di eccellenza diffusa sulla base di una profonda consapevolezza di
interdipendenza.
Per dirla in estrema sintesi, principi universalmente condivisi, responsabilità sociale di causa
comune e prosperità interdipendente. E regalare ai nostri figli ed alle future generazioni un
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