Page 362 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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       c che  )ii terra  li moucire incanto’l primo circolo^ e che
       quando lì corrompe*! mondo^ da due caule nalca la Tua
       corro[tione>cr6è,daihuHb ddfuocodel cielo»e dall’ac-
       qua rparfa dall’aere per la vertigine delia Luna. Filolaa
      *(dice Laertio)è llato’l pnmo,ch’hà fcritro delle colè dal  iMtrM i
      'la natura. Et Atcnagora nel libro de relurredlioneiCnel-
      li feruti ad Antoninos dice^ che Filolao confelsò Dio ef>
      tèrc Vno Marco Vitruuio nel pruno libro dice» che Fi-  yitnmky.
           .
      lolaa hà lalciaro molte belle Icritture à tuoi polteri, nel-
      le quali trattaua di colèorganiche,e gnomoniche per via
      di numerile de ragioni naturali : ht dimandato Filolao>
      rhecofa foUè’l numcto, de ei rifpolc con quelle parole
      ìuimerKS imperìofu qiudam,ér erje progenita JempiiernA niuB
      •danorum perfeucrantue corttinentia. li. leggono tre cole di Fi-»
      lolao pittagorico, cioè, non riguardare lo fpeccKio nella
      fera,non vnnare à dirimpetto del Sole, e non riguardare
      da dietro mentre  li fanno i làcrihtij: liquali precetti in
      pertbna di Filulao fono portati da Vitruuio. della morte
      di Filolao ragiona Laertio, dicendo eli ere llato vccifo dal
      li Crotoncli, perche Ihaneuano fofpetto di tiranno. £
      naroanchOra Salerò Fitolofo cittadino Crotonefe^  le-  SmleU /ìltfif»
      ^ìslarore eccellcnt ilimo, del quale ragionando Luciano  crettmtfi.
                                  iMeism»,
      dice,chc diede moitebuone leggi alli Crotoneli,& oedi-
      irb, ch’in qu.il li voglia modo tuilèro conninti l’huomo,'
      % la donna in adulterio , e fenza hauerlì riguardo alla
      t^ualiià della peilòna fodero bruciati viui: nel quale de-
      litto egli è dato comprcìo'l primo non con ogni donna^
      ma con la moglie del fuo carnale fratello^ c vcdendo’l
      deinto edere molto graue^edegno di pena di iuorte, co-
      mfneròfare vna oratione molto eloquente ai pOpolo,per
      la quale i Giudici volentieri s’inchinauano à perdonarli
      la pena talfata nella legge, c li contentauano tbiaroenre
      dargli edilio',ma egli per non tcmerarcla legge da fc fat-
      ta, da le dello li gitiò nel fuoco, & in quello rieeuendo
      là pena def fuo errore fini la Vita. Arginoto c ftatoau-  Argiu$t$ fite/i-
      chora Filofofo Crotouefe difcepolo di Pittagora huomo fi'crmiùft.
      nella hlolbdatanro mirabile, che per hauer egli patlato
                        Z z  2  di
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