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Guardandoci indietro, ricordiamo sempre e soltanto i periodi difficili della nostra vita, e mai quelli tranquilli.
            Questi ultimi non sono che sonno. I primi sono lotta, e quindi vita.

            Il primo, il sonno, è lo stato passivo nel quale gli uomini trascorrono un terzo e sovente anche la metà della loro
            vita. Il secondo, nella quale passano l’altra metà della loro vita, è quello stato in cui camminano per le strade,
            scrivono libri, discutono soggetti sublimi, si occupano di politica, si ammazzano a vicenda: è uno stato che
            considerano attivo e chiamano «coscienza lucida» o «stato di veglia della coscienza». Queste espressioni di
            coscienza lucida o stato di veglia della coscienza sembrano essere state formulate per scherzo, specialmente se
            ci si rende conto di ciò che dovrebbe essere una «coscienza lucida» e di ciò che è in realtà lo stato nel quale
            l’uomo vive e agisce. Il terzo stato di coscienza è il ricordarsi di sé, o coscienza di sé, coscienza del proprio essere.
            È generalmente ammesso che noi possediamo questo stato di coscienza o che possiamo averlo a volontà. La
            nostra scienza e la nostra filosofia non hanno visto che noi non possediamo questo stato di coscienza e che il
            nostro desiderio è incapace di crearlo in noi, per quanto ferma possa essere la nostra decisione. Il quarto stato
            di coscienza è la coscienza obiettiva. In questo stato di coscienza l’uomo può vedere le cose come sono. Talvolta,
            negli stati inferiori di coscienza, egli può avere dei barlumi di questa coscienza superiore. Le religioni di tutti i
            popoli contengono testimonianze sulla possibilità di tale stato di coscienza, che viene definito «illuminazione»,
            o con altri differenti nomi, ma che non può essere descritto con le parole.

            Ma forse basta una chiavetta per ricaricare la molla del vostro meccanismo. La vostra razione quotidiana di cibo
            contribuisce a ricaricare questa molla e a rinnovare continuamente l’inutile sarabanda delle vostre associazioni.
            Da questo sfogo emergono dei pensieri slegati, che voi cercate  di connettere insieme presentandoli  come
            preziosi e personali. E, altrettanto, coi sentimenti e le sensazioni passeggere, con gli umori e le esperienze
            vissute, ci creiamo il miraggio di una vita interiore. Ci vantiamo di essere coscienti, capaci di ragionamento,
            parliamo di  Dio, dell’eternità, della vita eterna,  e di argomenti elevati;  parliamo di tutto  ciò che si può
            immaginare; discutiamo, definiamo e valutiamo, ma omettiamo di parlare di noi stessi e del nostro reale valore
            oggettivo.

            Tutte le nostre conoscenze non sono altro che semplici informazioni, e possono essere tanto utili quanto inutili.
            Assorbendolo come spugne, noi possiamo facilmente restituirle parlandone con logica e convinzione, pur senza
            capirci nulla. E con la stessa facilità possiamo perderle, perché non sono nostre, ma sono state riversate dentro
            di noi come un liquido in un recipiente. Briciole di verità sono sparse dappertutto, e per coloro che sanno e
            comprendono è impressionante constatare come la gente viva a contatto con la verità, e tuttavia sia cieca e
            incapace di penetrarla.
            Prendi il modo d'intendere dell'oriente e la conoscenza dell'occidente, poi mettiti a cercare.

            La volontà vera esiste soltanto quando un solo IO governa, quando c'è un  "padrone" nella casa. Un uomo
            comune  non ha "padrone". Egli è governato ora dalla mente [memoria,  credenze],  ora dalle emozioni
            [automatismi reattivi]  e ora dal corpo. Spesso l'ordine arriva dall'apparato formativo e ancora più spesso
            quest'uomo riceve gli ordini dal centro sessuale. La libera volontà è la funzione del “padrone” in noi. La nostra
            [libera] volontà è la supremazia di un desiderio [il desiderio di saper essere] su un altro [“so, ho, dunque sono”].

            Sii cosciente in ogni istante di ciò che pensi, senti, desideri e fai.

            Questa è la prima importantissima fase. In ogni momento della giornata dobbiamo volgere l'attenzione a quello
            che facciamo pensiamo, diciamo, immaginiamo, proviamo, ecc.; dobbiamo riuscire a vederci per quello che
            siamo, come se ci guardassimo dall'esterno.
            La morale soggettiva è una concezione relativa; se sei imbevuto di concezioni relative, quando sarai grande tu
            agirai e giudicherai gli altri sempre e dovunque secondo i modi di vedere e le nozioni convenzionali che avrai
            acquisito. Devi imparare a non conformarti a ciò che le persone che ti stanno intorno considerano buono o
            cattivo, ma ad agire nella vita secondo ciò che ti detta la tua coscienza. Una coscienza liberamente sviluppatasi
            ne saprà sempre di più di tutti i libri e di tutti i maestri messi insieme.




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