Page 16 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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ne per diftinta cògnitióne farà dcfcritca nel primo lao*
god’ogni republica,la Metropoli, doppoi Caftclli, Vii
le, Monti, Filimi, Fonti, 8c altre colè limili. Delli huo«
miniillullri, in quelli raedcfirei luoghi doue fiorirono
d’ognicofa puntualmente lì farà mentionc. E fenel rag
gioni^ed'alcune Città qual’hoggi non fono in quelli luo
ghi,douc erano prima, come per ellempio la Città Me-
cauria, Ippone, èc altte , quale hoggi fono trasferite ia
luogo alquanto lontano dallantico lito, fempre le hilto
rie fi riferilconoall’aiitica Città . Nelle mifure delle di-
Aanze,ad altra olTeruanzanon ho guardato , folo che à
quella degli antichi Cofmografi \ perche il mio intento
in quella opera è di non raccontare colà alcuna di pro«
prio parere, mà Iblo quanto dagli antichi fcrittori Greci,
e Latini ho con lungo ftudio,e con molte fatiche raccol
tò . Potrei pure obligarmi ad vno polito e leggiadrio di
re, mà non pretendo farlo, per non forzare l’idioma del
parlargreco alla lìngua tofeana, Se anco Ce nella traduc-
tione della lingua io sfbrzalTe l’idioma greco , fàcilmen-
te torrei la fedeltà delle parqle del tcllo. Per fugiredon
que fi fatti dillurbi , con le più femplici parole, che sò e
pofib, trartarò le Icgucnti hillorie. Doue forza è che prc
da ogni ingegno marauiglia,ncl conolcerc,e vedere,ch’i-
più grandi Fi lofofi del mondo, e Poeti, eMufici,e
Guerrieri, e Lottatori Olimpionici, Se inuentori d'-
arti, e feienze fiano fiati Calabrefi , e nella roaraui-
glia s’harà confolatione , non tanto per la curiofi-
tà delle hifiorie, quanto che l’opra efee dà mandreligio-
fà: Che certo pare cofa firana,vn relìgiofb di Chiofiro,-
lòtto regola monadica, Icriuere hifiorie humane. Mà il
principale motìupfù p trattare de i Santi diGaiabria,de
quali hormai s’era la melnoria polla in oblio, Sr in parti
colare de i Santi della nofira religione, tutto ciò nonho
curato di dire neH’altra mia operayp che mi credeucvch^
ogni còfa fòfiè prefa in buono , feniò, roà'perch’àJcunii
—
imomihi (come ho detto più tofios’inchinaqo al male, t
ch’ai benc^a cecefiàrib feourire quello mio inceato v i
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