Page 167 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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             mortarijt contunderunt ^ canesque reliquas partiti , tot qui noà
             deguiìafient execrati funt • reliquias in mare proieccrunt . Ipfe
             vero DionyfiHS in CiheUs facrU tripudùau timpanum geSÙni
             fniferahilitet vitam finiuit . Ma non è da maraucgliare, fé
             Dionilìo è ftato canto empio, imperò ch’era palmite nato
             di quella maligna pianta di Dionilìo primo, ilquale jtra le
             molte Tue iniquità , fi diede à Giccheggiate il tempio di
             Proferpina Locrefe, allhora famolilsimo pià d'ogn'altro
             Fano d’Italia. £ mentre carco d’argento,& oro riiornaua
             in Siracufa , reggendo che nel nauigare haucua profpero
             vento,cominciò l'cherzando dire à tuoi amici, ch’era cofa
             buona à gli huomini eOer facrileggit perche codorolóno
             dalli Dij , con profperi viaggi fauoriti . e di ciò nr rende
      CitertMt •  tcftimonio Cicerone, nel terzo libro de natura Deorum.
      y^lerm MsX»  e Valerio MaCsimo nel primo libro, doue tratta de negle*
             ^a religione, le cui parole Ibno quelle. Syracufis genitus
             DionyfiMSttot facrilegia /im, quot iam recognojèimtu, iocofis di*
             His profequi voluntatisloco duxit. Fano enim Troferpina
             liato Locris , cum peraltum fecundo vento cUffe veheretur , m
             dens, amicistvideth ne (ait) quam bona nauigatio ab ipftt Dqt
             immmalibus facrilegis tribuatur.àoxxz anco Valerio raccon
             ta molti altri atti facrilegideirilleiro Dionilio  .  Riferifce
             anchora Plutarco nel Timoleone,ch’ArillideFilororo Lo
      Flmurea.
      A Arifiide  crefe haueua due figliuole bellilsime , al quale dimandò
      f*     Dionifioper moglie vna di quelle à cui rirpofe Arillide»
             che più cofa dolce gli parrebbe vedere la Tua figliuola
             inorta,ch’elIcre ifpouta ad vn tiranno come lui . Perilcbe
             non molto tempo corfe, che riftello Dionifio condannò
             Ariftide ad empia morte , e mentre l’addimandaua s’an*
             chora (laua in quella opinione di non dargli la figlia per
             Upolà (che già egli li l'haiìeua tolta) colui rirpofe. delnt-
             co mi dilpiace; mà di quel ch’ho detto non ho dolore aU
             cuno. quellodille Arillide perche gli difpiaceua il latto
             di Dionilio, ch’hauea per forza tolta la Tua figliuola, per
              .
             lua concubina.altrecol'e li leggono dciruno,e l’altro Dion
             nilio, quali perche non pertengono à quelle hiftorie, ra«
             gitMìetiolnicntc li lafciano.
                                    Com
               .  Il
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