Page 598 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
P. 598

ri negotij • E non appacc’l mele grolTo , & arpro; mi di*
              lica(o, odorifero, bianco, c d'vna piaceuolczza éftrema.
              Nelle campagne conuicine alle Ipiaggic del mare(perche
              dalli mediterranei monti feendono copiofìtlìme acque «
              che già cominciando dal promontorio Cenide, quali per
              tutta l’atfacciata orientale diCalabria incanto al lido del
              mare nafeono acque dolci0ìme,e fbauillìme) li produce'!
              zuccharo in tanta copia,chc li trafporta colle fregate per
              tutte le prouintie, città, habitationi , e luoghi di quello
              regno , ed’altti (Iranieri paeli . Crederò anchot io , che
              portalTero inuidia à Calabria , non Iblo  i paeli d’Italia }
              mà etiandio ditutto'l mondo nel vedere,che li compiace
              Dio £ire quello paefe in vna cofa limile al deferto , nel
              quale dimorò’l popolo d'Ifraele . Perche licome in quel
              li luoghi per quaranta anni hà piouuto dal Cielo la man
              na, coli in Calabria in ogni anno cade rillelTa manna, la
              quale li raccoglie dalle uondi, dei rami , e dalli tronchi
             degl’alberi , cofa molto necellaria alla lànità humana •
              Chi può raccontare l’abbondanza, eia perfettione dell’-
             oglio di Calatu’ia, del quale ne più lucido, qepiù perfet-
              to G produce in tutta Italia ?che per quella cagione and
              camente non era Città in Calabria, laquale non hauelTc
             in fe vn tempio dedicato à minerua Dea deiroliue,e del*
              la fapienza: £ tanta deH’oglio la copia,che con fuperllui
             tà s’vlà nelle terre di Calabria, e con abbondanza gran-
              de li trafporta nelle città del Regno, e fuori . Oltre che
             le bacche deil’oliue Ibno tanto làporofe, e carnofe, ch'ai
             le volte crelcono alla grolTezza maggiore della mandor-
             la : delle quali molta copia li làla,e nell'acqua falla li con
             ferua dentro i vaù per poterli l’huomo palcere di coloro
             con lòauiOimo gullo. Le vigne di Calabria li dourebbo
             no chiamare arborei fonti, perch’oltre la dilicatezza,efa*
             poroùtàdeil’vue, par che con vini canali mandall'ero fuo
             ri l’ondolè vindemie; ch’alle volte per Tinondante copia
             del mollo elTcndo pieni tutti i vali , il mollo à vililGmo
             prezzo non li può fmaliire . Mà che'l predetto vino fbl^
             Iq a'cllccma peifetciooe,mi baùarà la tcllimonuza di Pfi
   593   594   595   596   597   598   599   600   601   602   603