Page 337 - Amailtuolavoro
P. 337
Non potremo costruire un mondo di pace senza prima aver risolto il problema della fame. Non è possibile
produrre quantità di cibo sufficienti per tutta la popolazione mondiale utilizzando i limitati spazi di terreno
disponibili per l’agricoltura. Dobbiamo cercare una soluzione nell’oceano. Nei mari sta la chiave per la soluzione
della crisi alimentare del futuro.
La stessa cosa capita con il pesce. Il venti percento del ricavato della pesca, a livello mondiale, viene buttato via.
Ogni volta che vedo questo, penso alle persone che stanno morendo di fame e ne soffro. Il pesce è una fonte di
proteine migliore della carne. Sarebbe meraviglioso se potessimo fare dolci di pesce o salumi di pesce, da dare
alla gente dei paesi poveri!
I mari contengono riserve di cibo illimitate, ma il metodo migliore per salvare l’umanità dal problema della fame
è l’allevamento del pesce.
Dovremo recarci in posti estremamente caldi e umidi, in cui sarà difficile andare in giro e lavorare alacremente,
mantenendo un forte senso di dedizione. La coltivazione delle grandi praterie nelle regioni tropicali è un
impegno che non può essere mantenuto, se non sulla base di un amore appassionato e devoto per l’umanità.
Jardim, in Brasile, è un posto del genere. È piuttosto difficile viverci.
Soltanto quando la gente del luogo ti vede e dice: «Sei davvero un contadino», oppure: «Sei davvero un
pescatore», sei qualificato per ricevere la loro sapienza e condividere con loro la tua. Chi ha bisogno di dormire
otto ore per notte, mangiare tre pasti completi al giorno e fare il riposino pomeridiano all’ombra di un albero
non potrà mai arrivare a quel punto. (…) Non ho tempo per starmene in panciolle. Ho chiaro davanti agli occhi
l’elenco delle cose che devo ancora fare, prima che possa esserci un mondo di pace, e per questo vivo
costantemente con un senso di urgenza.
Per risolvere il problema della fame, dobbiamo avere il cuore paziente del seminatore. Dopo essere stati piantati,
i semi aspettano nascosti sotto il suolo, finché riescono a germogliare, spaccando il proprio rivestimento.
Analogamente è molto meglio, a lungo termine, insegnare a un uomo come piantare e raccogliere il grano per
poi cuocersi il pane, piuttosto che offrire del cibo (…) La prima delle due strade può essere più difficile, e magari
non otterrà molta riconoscenza pubblica, ma è l’unica percorribile, se vogliamo arrivare a una soluzione
completa e sostenibile per la fame nel mondo. Dobbiamo cominciare con lo studio del clima, del terreno e del
carattere delle persone, nelle aree dove la gente patisce la fame.
Non c’è una soluzione facile e rapida al problema della fame. In ogni paese, le persone hanno gusti e abitudini
alimentari diversi, e anche le piante e gli animali sono diversi. Il punto importante è la preoccupazione per il
nostro prossimo. Dobbiamo per prima cosa sviluppare la sensibilità per cui, una volta che ci si è riempito a
sufficienza il proprio stomaco, si pensi agli altri che hanno fame e ci si preoccupi di come poterli aiutare. La vera
pace non verrà, finché l’umanità non avrà risolto questo problema. Se la persona accanto a me sta morendo di
fame, la pace è un lusso inutile.
Dobbiamo istituire scuole tecniche, per dare alle persone la capacità di mantenersi da sé. Gli Occidentali che
conquistarono l’Africa e l’America del Sud non fecero abbastanza per condividere la loro tecnologia con gli
uomini che erano già lì. Li usarono soltanto come lavoratori, nell’opera di estrazione ed esportazione delle
risorse sepolte nel sottosuolo. Non insegnarono loro come coltivare la terra o come allestire una fabbrica.
Questo è stato un comportamento ingiusto.
La soluzione della questione della fame non comporterà immediatamente la pacificazione mondiale. Dopo che
sarà stato sistemato il problema alimentare, sarà importante condurre programmi educativi sulla pace e l’amore.
Ho costruito scuole in posti come Jardim e il Chaco ma, all’inizio, le famiglie non mandavano i loro figli a scuola,
preferendo tenerli con sé a pascolare gli animali. Non fu facile convincerli della necessità di impartire
un’educazione ai bambini e ai giovani, ma ora abbiamo tanti studenti. Abbiamo costruito anche una piccola
fabbrica, dove si possono produrre oggetti tecnologicamente semplici, e in questo modo gli studenti hanno
acquisito maggior interesse alla frequenza della scuola, in vista del successivo lavoro nella fabbrica. Siamo tutti
responsabili per le persone che muoiono di fame nel mondo. Dobbiamo mobilitarci per aiutarli. Dobbiamo
337

