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Non potremo costruire un mondo di pace senza prima aver risolto il problema della fame. Non è possibile
            produrre quantità di cibo sufficienti per tutta la popolazione mondiale utilizzando i limitati spazi di terreno
            disponibili per l’agricoltura. Dobbiamo cercare una soluzione nell’oceano. Nei mari sta la chiave per la soluzione
            della crisi alimentare del futuro.
            La stessa cosa capita con il pesce. Il venti percento del ricavato della pesca, a livello mondiale, viene buttato via.
            Ogni volta che vedo questo, penso alle persone che stanno morendo di fame e ne soffro. Il pesce è una fonte di
            proteine migliore della carne. Sarebbe meraviglioso se potessimo fare dolci di pesce o salumi di pesce, da dare
            alla gente dei paesi poveri!

            I mari contengono riserve di cibo illimitate, ma il metodo migliore per salvare l’umanità dal problema della fame
            è l’allevamento del pesce.

            Dovremo recarci in posti estremamente caldi e umidi, in cui sarà difficile andare in giro e lavorare alacremente,
            mantenendo un forte senso di dedizione. La  coltivazione delle grandi praterie nelle regioni tropicali è  un
            impegno che non può essere mantenuto, se non sulla base di un amore appassionato e devoto per l’umanità.
            Jardim, in Brasile, è un posto del genere. È piuttosto difficile viverci.

            Soltanto quando la gente del luogo ti vede  e dice: «Sei  davvero un  contadino», oppure: «Sei davvero un
            pescatore», sei qualificato per ricevere la loro sapienza e condividere con loro la tua. Chi ha bisogno di dormire
            otto ore per notte, mangiare tre pasti completi al giorno e fare il riposino pomeridiano all’ombra di un albero
            non potrà mai arrivare a quel punto. (…) Non ho tempo per starmene in panciolle. Ho chiaro davanti agli occhi
            l’elenco delle cose che  devo ancora fare, prima che possa esserci un  mondo di pace, e per questo vivo
            costantemente con un senso di urgenza.

            Per risolvere il problema della fame, dobbiamo avere il cuore paziente del seminatore. Dopo essere stati piantati,
            i semi aspettano nascosti sotto il suolo, finché riescono a germogliare,  spaccando il proprio rivestimento.
            Analogamente è molto meglio, a lungo termine, insegnare a un uomo come piantare e raccogliere il grano per
            poi cuocersi il pane, piuttosto che offrire del cibo (…) La prima delle due strade può essere più difficile, e magari
            non otterrà  molta riconoscenza  pubblica, ma  è l’unica  percorribile, se vogliamo arrivare a una soluzione
            completa e sostenibile per la fame nel mondo. Dobbiamo cominciare con lo studio del clima, del terreno e del
            carattere delle persone, nelle aree dove la gente patisce la fame.

            Non c’è una soluzione facile e rapida al problema della fame. In ogni paese, le persone hanno gusti e abitudini
            alimentari diversi, e anche le piante e gli animali sono diversi. Il punto importante è la preoccupazione per il
            nostro prossimo. Dobbiamo per prima cosa sviluppare la sensibilità per cui, una volta che ci si è riempito a
            sufficienza il proprio stomaco, si pensi agli altri che hanno fame e ci si preoccupi di come poterli aiutare. La vera
            pace non verrà, finché l’umanità non avrà risolto questo problema. Se la persona accanto a me sta morendo di
            fame, la pace è un lusso inutile.

            Dobbiamo istituire scuole tecniche, per dare alle persone la capacità di mantenersi da sé. Gli Occidentali che
            conquistarono l’Africa e l’America del Sud non fecero abbastanza per condividere la loro tecnologia con gli
            uomini che erano già lì. Li usarono soltanto come lavoratori, nell’opera di estrazione ed esportazione delle
            risorse sepolte nel sottosuolo. Non insegnarono loro come coltivare la terra o come allestire una fabbrica.
            Questo è stato un comportamento ingiusto.

            La soluzione della questione della fame non comporterà immediatamente la pacificazione mondiale. Dopo che
            sarà stato sistemato il problema alimentare, sarà importante condurre programmi educativi sulla pace e l’amore.
            Ho costruito scuole in posti come Jardim e il Chaco ma, all’inizio, le famiglie non mandavano i loro figli a scuola,
            preferendo tenerli  con sé a pascolare gli animali. Non fu facile convincerli della necessità di impartire
            un’educazione ai bambini e ai giovani, ma ora abbiamo tanti studenti. Abbiamo costruito anche una piccola
            fabbrica, dove si possono produrre oggetti tecnologicamente semplici, e in questo modo gli studenti hanno
            acquisito maggior interesse alla frequenza della scuola, in vista del successivo lavoro nella fabbrica. Siamo tutti
            responsabili per le persone che muoiono di fame nel mondo. Dobbiamo mobilitarci per aiutarli. Dobbiamo


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