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dunque alla forza assertiva di me stesso, era stata riportata nei “ranghi” della mia contratta
               autoimmagine;  io ero  disponibile a  dare  agli altri disinteressatamente  ma  ero  pur sempre
               ancorato all’esperienza del bambino irretito che mi portavo dietro dalla mia non facile infanzia.
               La  forma di  paura,  che mi aveva  in  qualche modo  bloccato  fino ad allora  aveva ripreso il
               controllo su di me.
               Non parlai con Pietro della mia esperienza, né con altri per molti anni; e non ne parlai per molti
               anni  neppure con me stesso!  Anche qui, ciò  può apparire  alquanto  strano;  tuttavia, il mio
               costrutto identitario  e la mia  concezione della vita  non  mi permettevano di  concepire
               minimamente  la realtà  di  quanto accadutomi:  “io  non merito un amore così sublime ed
               oltretutto come può esistere un tale infinito amore; dunque com’è possibile che io l’abbia
               ricevuto?” sarebbe la domanda da porsi in un caso come questo; nel mio caso in relazione a
               Dio, della cui esistenza da un anno circa credevo, ma che per me era concettualmente un essere
               dimorante in una realtà lontana. Non ebbi il coraggio di pormi questa domanda e fare le relative
               riflessioni su cosa significassi io “di fronte” questo immenso amore che aveva mostrato il suo
               (vero) “volto”, di essere in realtà spiritualmente prossimo. Dunque, non riuscendo ad operare
               il necessario movimento interiore di apertura spiritual-cognitiva … il fatto “non era successo” e
               Dio era rimasto per me un essere lontano. D’altra parte però, un’esperienza così intensa non si
               può dimenticare;  è stata  intensamente  pervadente e non  è durata un istante.  Così questa
               esperienza ha continuato tacitamente a “sussurare” in qualche modo nel profondo di me la sua
               realtà cercando di aprirmi e guidarmi verso una comprensione. “Ma come è stato possibile che
               io abbia ricevuto un amore così meraviglioso da penetrare in profondità ogni cellula del mio
               essere; io che non sono affatto una persona importante?” è rimasta una domanda inconscia.
               Gli altri quesiti incosci: “dove mi trovavo io esattamente?”; “come fu possibile ritornare sulla
               spiaggia all’istante da quel “posto” così “lontano”?”; “quando rientrai “in me”, come mai il mio
               corpo era in piedi e non accasciato per terra per averne abbandonato il controllo?”. Riguardo
               all’istante immediatamente prima del mio “viaggio cosmico”, non ricordo nulla se non che io mi
               ritrovai  “lì”  all’improvviso  senza avere  fatto  alcun  spostamento;  che vista la “località
               interstellare” sarebbe dovuto avvenire ad una velocità superiore a quella della luce o meglio
               alla velocità del pensiero.  Riguardo ai miei occhi, essi ad un certo punto devono essersi
               naturalmente chiusi.
               Si potrebbe ipotizzare che una parte di me, quella più profonda, fosse andata di “là”, mentre
               l’altra parte di me era rimasta con il mio corpo, collegate insieme da un “filo d’argento” (Qoèlet
               12,6). Ma son più propenso a pensare che io in realtà non abbia lasciato il mio corpo, ma mi sia
               “spostato” in una dimensione del mio spirito, quella più profonda, il mio cuore. Dimensione
               personale “infinita” poiché connessa all’infinito; all’intelligenza ed all’amore dal quale
               proveniamo e dunque dove tutto era uno (prima del “big bang”) e lo è tuttora spiritualmente
               quando ci si espande al di fuori del tempo e al di fuori di sé, cioè dimenticando di pensare a sé ….
               …. La domanda permane.
               Di certo per me l’esperienza ha significato un invito ad esplorare la realtà della vita spirituale e
               ad “esplorarmi”; e cumulativamente ad altre inimmaginate esperienze che sono poi seguite
               negli anni successivi, di diversa natura ma sempre in ambito spirituale, mi ha incoraggiato ad
               inoltrarmi in un percorso di ricerca per comprendere in chiave sistemica le connessioni tra la
               dimensione  sostanziale  spirituale  vibrazionalmente invisibile  e quella  vibrazionalmente  più
               “densa” ed inferiore della materia fatta di atomi fisici.
               E soprattutto la connessione tra  l’essere umano  e questo  “Centro Cosmico”  (ed il relativo
               ontologico  “asse verticale identitario intrinseco”)  che è “venuto a Pesaro” a farsi “una



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