Page 118 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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t  l' BiR-'O*
            fctiefC, prt U «jiial tenerezza ndn poflono firt
            mà it paefe di Locri è pili caW,opcr Io che leticare han-
            no Tali forte ) e cornee , onde dinengono più fonore,e
            Hridorofe. perche (fecondo riforifee Eliano) le cicilecati
            tano con la verberatìone, b battimento dell’ali,e pM vn&
     AnHttiU.  pellicola dinanzi ài petto» chiamata d’Ariftotile nel fo-’
            condo delfanima» diaframma, <*’non con la bocca, corno
            gli altri animali. Ma fe quello b vero , nafee il dubbio
            delle cicale di Reggio,qualì mai cantano portate altron*
            de,efe pure per ordine di natura iui ne narconò,fono ma  ’
            tc,& à coloro ch'altronde fono portate non gli è cbncefl-
            fa yita, nià in ifpatio di due b tre bore fi moiono, e cib
            nóti'àccade'per miracolo di S.Paolo, come dicoribi fen}.**'
            plici,’che S. Paolo predicando, efiendollurbato neffer-
            mone dal rom'ore delle'cicale, che non lafciauano il po-
            polo intendere le parole di Dio, ei maledille loro ,  fi che  .
            d'allhora Tempre dopo furono mote  : imperò che (pei(
            qnanto giuditipfamentepolemo raccorre dal viaggio d%
        • ir»"  S-Paolo negli attì Apolloiici^ ci gìonfc in R^gib verfo
            il fine di Marzo, quando anchora non haueano comin-
            ciato haucr vita ie,cibale: mi fa di milliero dire cUecièl
            accadclTe ber occolto fecreto di natura, e Tempre folTe ila-'
            to cefi dalprincipio del mondo, come dimoltraremo nel-
            Tccoodo libro . nella hilloria d’fiotimo LocrcTc . nondl»;
     PlmÌ0t  meno Tc bene Plinio al tutto nega poterli Tapcre la ragio-'
            né'di tal lattò, & Eliano anchora par che follè delPiftcfl
           fa open ione, potremmo pure per i detti d’ElianO ftellb ,
           in diuerfi lupghi delle hiftoile d'animali, raccorre la for*‘
           male ragione. & c, chele cicale defidcrano caldo (tntt-
           tempera meato, il pacle di Reggio, è caldo mi tempera<^
           tilIimo,& in patticulare nell'horache Togliono cantare lé
    C‘H^e 4^ <>v-  cicale, cioè, da mezzo giorno in oltre, per la borea frefeà
    S^$ $m Rèip0*
           cagionata darmarc,c nella notte laria di Reggio è mol-
           to roTcida,|a cui TrcTchczza fi mantiene nel matino, Ihfi-
           no che s’alza il Sole 1 grande altezza,  il ch’è contrdrìo
           alle cicale,qua}’han np in odio la rogiada,per cagione che
           gli mpilifica la pcll^j'e per tal mollezza perdono IdVihti^
                                   della
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