Page 174 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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S E CON D O.       8S
      nisfructi)lcgnami, & ogni altra cofa jiccdrariaalt’uiò dclt-
      la vica*> a<ciò non rimanendo colà alcuna in preda de' ne-
      mici^pecieircracoloro roccoiionc di fortilicarc le banda
      de’ loro foldati, anzi non poteii'cro in modo-alcuno man->
      cenere fi nnmeroTa molmudine aU’alIèdió delia città» A
      quello vfHcio,cioè di raccolte le bùvdc,éc altri ordigni nc-
      ceiracijal mantenimento della città > non s’haueiia Iguarn
      do à pcrlbnnalciinarmà luui communementc d’ognieo>n
      dicionc,e fclfo andauano.pcr fcrtiirùse roantenimemo del
      la loro patria. Solamente à coloro eracoficelTo di-cintaT
      nerli dentro, à quali era Aata datoli penderò, di s'iediàr
      care le mura deboli, di rinouarc le porte, quaUtnioaccia''
      nano renine, c di. congregare l’arme nelle torri, e ptopor
      gnacoli della città. Mentre ch’in tali vffitij s’cll'ercitauar
      no  i cittadini Locrcfi  , gioiifc Amilcare prefetto dcll’ar*
      mata naiiale indcmecon Annone,vno de’ maggiori Prcn-»  jimnene C-trtt-
      cipi delfcflcrcito. Se occupò con le bande di foldati Afrw  ginefi mjjcd4tnt»
                                  Lacri,
      cani,c Bretti),cucic le maremme Locred. e comandò à gli
      cllerciti , che non. douell'cro offendere perfona alcuna, di
      coioro,chc fuoridella città veggciiano.difpctfc nelle cam-
      pagnc,al communcclfcrcitioi màfoloch’haucflcro attefo;
      ad impedirgli il ritorno, e forfè à qucftaatccndcua AmiU
      care, acciò ritrouandofi la città vota di cittadini,più facile
      mente egli potefie prendere il poflcfo. dall’altra parte,di»
      fccfochc fo egli à terra, ftefei padiglioni dcircllcrcito, e
                                  V  - V
      le fue guardie nel conuicino della città, in luogo talmcn*  •  .V".  *  »
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      te ifpoAo,ch’indi poccife vedere commudamente la città,
      c le campagne tutte. Mandò anchoraalle mura della cit*
      tà l’ellcrcito Brctiio} douc  i capitani dcll’cflcrcito fecero
      à fe chiamare  i Prencipi della città, alli qaiali fameglutiC>
      {imamente cominciarono parIarc,pcrfuadcndogU chedo-
      ucflcro dare la città in buona fede alli Cartagineft  pror
      mettendogli con certezza inuiolabile, che fomprc tra di
     loro,& Annibale farebbe fìdelilllma pace, alle parole de’
      quali, nel principio, ninno credito,c fedei Locrefi dona»
      uano. Quando dopo comparile l’cfTcrcito Africano nc!
      CMQuic^co^i della città, iciccadini Locreli veggendo fi.
                            nume?
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