Page 207 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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r-    L  I  B R  O";
      Marie iì PtUie  to Soldato,' e poco lontano dalla loro cittì, vccfferoYotitt
      tàmfugna  le percofc de’ fallì. Vliflc per dare luogo airira,veggen*
      Ufie m Temefla  do che l'atto del Tuo compagno era ftato troppo enorme»'
      dt CAljikrMt
             raccolfe gli altri faoi Ibldati, & afeefo su le nani fegoi tòt
             ÌA fuo viaggio. & ecco che fubito il demonio deii’huoroa
             vccifo (che già quello vocabolo via Pauiània, -diemon m*
             ìerfeHi hominis) cominciò crudelmente mal trattare i Te-^^
             mefìoi,c dillruggcndo le campagne di coloro,ben fpellb
             anchora oiFendeua loro nella propria perlona . Che pei
             ciò i Temelìni s'erano deliberati non folo abbandonare
             la cittì Temefa» mi ctiandio tutti i paelì d’Italia, e fate
             la loto'habiunone in paefe lontano, doue potelTeto vU
             uerein pace. Mi Tindoitino Fitonico non volle confen^
             rire ì tanto, e perruafe coloro', <^ouere piÀ rollo placare
             rhcroe,doè,il Ibldato vccifo,che abbandonare il proprio
             paefe. el modo di placarli ecatale,chepetogni anno nei
      TeMf it lU rtì*r  tempio dciriUclTo Polite ifpoheirero in fcruitio di colui
      te,* Jue crmieU
             ' vna vergine Tenièlìaa. al qual’indbuino i Temelìni vb*
      facrijitn.
             bìdendo, con molta Ibllecicadine bibricàrono al foldato
             vccilbil tcmpio,c per ogni anno olTcriuano al detto mor«-
             co Pofite vna donna vergine . e quello lì collumò olTer<>
             uare dalla venuta d’Vlillein Italia inlino alla fettantefi^
             maottaaa Olimpiade, nel qiiale tempo, ritornando in
             Locri Eutimo, doppo l’acquillaca vittoria ne’ giuochi
             Olimpici, glioccorlè di ripofarh nella città. Temefa , in
             quello determinato giorno quando douca darhai dcmo>
             niola donna vergine in facrihtio. Della qual cofa infbo>
             maro bene Eutimo,cntrò nel tempio, e veggendo la beb>
             iczza dcH’ifpolla donna,talmente s’innamorò, che parte
             dall’amore accelb, e parte dalla pierà commoll'o, de^i>
             -minò liberare colei dalle mani dei demonio, volendo pcU
             'ma da lei fede, che fe dalla poteflà di colui rhaucfl'e'tob*
             4a,ellalì contcnralTe accettarlo perlpolò, 0 compiacque
             Madonna dell’amorolà promelTa, ediil'e di sì, & ecco io*
             ilo lì fpoglia Eutimo appunto come le col demonio  ha!»
             oell'e da lottare, c mentre coli animolamente ftauaappa»
             rccchiato, viene il demonio in forma moIlruolìi)Ima,còa
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