Page 279 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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             la, e dice che la detta città Squillace ftà edificata /btira*!
             golfo del mare Adriatico > c pende in vn raoiftccciuolo»
             come vn botro d*uua, che vgamcntc pendi dalia vite*
             Non batte ella in queftocolle diliìcile afcefa,ma con vna
             piaceuolezz3,e leggiadria mirabile riguarda le verdi cam
             pagne.e le cerulee acque del mare. Qtiefta mia città (dU
             ce egli) riguarda nel marino il Sole,dalfuo primo nafci»
             mentOjìnlino che crefcc nell’altezza del giorno,edoppo
             andando alloccafo: appunto come fi vedelFe vn tenero
             fanciullo dalli Tuoi cunaboli andare Tempre crefeendo
             con molta Tua bellezza. Non fa di mifiieroin qucfto
              iaefe che l’Aurora nelfaredel giorno venga con Tuoi
             Jplendori ad annontiare'il nouo nafeimento del Sole»
             perche nafcendola medefima folare lampade tofto man-
             da vibranti lumi, e chiari raggi dal Tuo lucido globbo.
             Quella città Tempre allegra riguarda il Sole, perche ri-
             Iplende della chiarezza del medefimo lume. Onde ella
             crede effcrc piA veraccmentecittà ddSole, che non era
             la città Rodo, per cagione ch’in quella ftaua folamente
             la {lama del Sole,ma inqueftacittà habitail Soleifteflb*
             è dotata anchora di aria cosi temperata , che l'afpro in-
             uerno rifrigera gli ardori delTellade, cTinuerno fi palTa
             fenza contrillattone di perlbna alcuna, e quiui mai cade
             timore di tempo infetto . E quella è la cagione che gli
             huoraini di quella città fono prontillìmi ncili fenfi. im*
             petò che la patria calda fà i lènfi leggicri,& acuti,Ia pa>^
             tria fredda fa quelli tardi, c pigri} ma la patria tempera*
             ta, con le lue buone qualità contcmpera,c compone mot
          '
         .V»
             tobene i collumi de gli huomini} pcrilche chiamauano
             gli antichi Atene, fedta della fapienza, perche hauendo
             vna purità di aria ficlicillìma, faccua i fenfi humani mol*
             to pronti,c difpulli à riccuere<}ucHo che s’afpecta al con-
             templare ncllefcicnze. forfè chetanto vtilc fa al corpo
             humano,beuere Tacque lorde, quanto gufiate, & abbe*
              uerarfi fempred'’acque chiarillìme t così la forza delTa-
              nima con i grollì fenfi s’aggraua, la grolTezza de’ quali
             Bzfce dalTin temperata aria del paefe, perche ancora noi
                                   ftiamo
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