Page 281 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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'L r B   R  O'
              il goucrno, hanno voluto clferc rimedio, e non pefò all*
              città. Doppo per finire l’cpiftola Caflìodoro conclude
              in quefta maniera. Qua de re aquitatis intuitu tiuittu ve-
              Hra^relcuare iuditiorum efì, quod tibi tefirimtuvon retnijjiim*
              yiue iuuante Deo,wflitia fxcoli,& fecuritatie gaudio finguìtTU
              i^lij dicane infula^s , ego reto habitationcs tuoi afptilmwu
             j)otiui fortunata^. C^cfta lertcra ferine Caflìodoro à Maf-
              fimo, mentre egli era fpedito dalla corte regale per Pr^
              polito della citu Squillace,nella quale andana ad habi-
              tare,onde per animarloche vada volentieri gli  fci quefta
              difc'rittione, c però quando nel fine dcll’cpiftola dicCi
              tiititas vefìra, e piò vhre'yhabitathnestuaSytattoxtòfìftt
              ch’egli dà lontanò fcritreùa à Maflìmo al cpiareradau
              la detta città itì potcftà,e goùerno. in molte altre pwple
              dcll'cpiflbla clrmbftra Cafllodorojch egli era citiadinodi
              Squii lacc, cióc., quando parla della città in nome fuO,
              come in quelle p3to\c.' hxt tuta ctuitat-, e'quando dite»
              cogimur plUs dolerCydum pattiotUanos piobetur affiiìient co»-
              tingere^ &( *n molte altre,come vedremo apptcll'o.
                                      t-
              D'un mirabile fonte chiamato ^retufa^ poUo neltenÌKm&
                                       '
                Squillace, e delle molte grande^T^e, bonorit e virtù di'
                  Cafiiodoro , cittadino della predetta città^.
                       Cap.  XX y.
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                  Ra le molte cofe nobili di Cal.nbria ,checotu-
              T   pendiofamente ho deliberato raccontare nel
                  quinto librO,sò che non minor luogo dciraltte
                  terrebbe il fonte chiamato Arctufa,chcnel con
              uicino paefe di Squillaceli lirroua. nià perche la difciit»
              rione della predetta città fatta di l'opra non c fiata fccon
              do la mente mia; mà folo fecondo quello che ncllcfuc
              cpiftolc laftiò notato Cafiiodoro, perfeguirc anco la
              compita deferittione del terriiotio ScHlaccfc, fecondo
             l’iftclTo Calfiodoro , anco fà di mifiieroin quello luogo
              raccontare rclTcrCje le qnalirà mirabili del fonte Aretu»
             fa in quel modo che dà Cafiìodoto fono dcfccittc. Seri*
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