Page 49 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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      à qulli rannatafigrandùfitnatnoliitudine de ladroni^dct
       la llcfTa loro natìone, & anco de’ Lucani, cominciarono
      (kccheggiare tutte le Città dei loro conuicino paeTe,eco
       me prima danneggiauano le campagne  , cominciaro-
      no doppo danneggiare le Città, &nabbitarori di
      R che ninno in quei luoghi era lafciato vmerc in pace.  Cutna 4:^4 fri.
                                  cMÌt € Brcuti
      Ma non potendo i Cittadini folfrire tanta inquiete, prò*
      clamarono apprelTo Dionifio tiranno di Sicilia,quale vo
      léndo à tanto male dare alcun rimedio, mandò Seicento
      foldati Africani à prendere morti ò vini (r làttiladroni  .
      i quali giorni che furono nella Terra Brettia, prelcro il
      loro allogiamentoin yn fòrte Cadello ; mà  i Ladroni
      Brcttii, quali haueuano in loro compagnia non piccolo
      numero deSoldati Lucani,a(Tediaronoil< CaBcllo, doue
      vna Donna Cittadina iraaginandoli lòrfe, ch’i Ladroni
      iarebbono per vincere,e ch’ella in-quederouine potreb-
      be eder vccifa , deliberò peringanno dare il cadello ne’
      mani di coloro^ il che fii compito,c’hauendo ella di den
      ero orditi gli inganni, fiì il Cadcllo prefo,&  i fbldati vc-
      ci(ì,eper che la donna ingannatrice haueua il nomeBrec  ’Srettim dnntM.
                                  •nguHnéUtrice.
      tia , tutti coloro , quali dopo le fette tonine habitarono
                                  CtmJhtH»,
      nel detto Cadello,furono chiamati Bretii,eH)uefto aper-
                                     Rè di
      tamente (dicono le parole di Giudino . ^gathocli Sicìlu  SinU^.yicne
                                 ^*i*tr**.
      B^egi in Italiam tranfeuntì Brettij primi hoHesfuare,qmforthfi
      mi & opulentUfimi yidebantur  , fmul &adiniuruu yidno-
      rum prmpti. nam multas thùtatts grdci nminis Italia expH
      lerunt. x^uHores quoquefuos Lucanos bello viceruntt& pa-‘
      eem cum eis dquislegibusfecerunt. T^nque Lucani qfdem /e-
      gibua viuerCf^ libero! fuor,quibua 41^ Spartani inSìituere foli
      ti erant. ,4b initio pubertatis in fyluis inter pafìores babeban
      tur ftneminijlerio feruili,fme veSìe,qu3 in duerentur , yel qua
     incumberent, yt d primis annis duritia parfimoniaque,fme yllo
     pfu yrbis affuefeerent. cibis bis pr$da,aut yenatione, potus aut
      meUis,autla(ìis,autfontium liquor erat. e pernonfeftidi-  V'-»
      re l’animo del legente con la molta latinità,lafcio le fe-
     guenti parole del redo, per che fono Iunghe;mà conclu-
     de rinccnto con quellcparole,  feex nonùne nrn^
                      • G  lierit
       a.
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