Page 495 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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             naia pjtofpeta fortuna,& Ytilc; buona perchccH lèitroa
             i:agibnriìlcruc,&v Cile, pecche gioita roolcò.all'.atrìoni:dfil
             la viBaliPArlpchccofa buona è rhatiece congiunta la.pco
             fperità'dcUa fortuna, e la prudenza alla meme ijSi coirà  '
             ad vao(che corre con profperi vciitì,e riguarda alla vun
             tà,co(ì,poirono ractiodi della vha dclìgnatli  \ Si come
             *1 gouernarore della nane quando nauiga ciguarda’l mot
             to delle (Ielle, coli l'huomo non folamcntc Icguita Dio
             ina eciandio indicuifce ’l bene humano airimicacione di*
             uinai.6c ancoquedo è manifedo , chela diucrficà dclU
             vicanafce dairaifecco dell’animo, c dalla mcdcritna atcio
             ne; je certamente i’alfctto deU’animo i oeccifariochc dn
             buòno,! ò' malo, e l’atcioncfclicc,ò infelice, radccco buo-.
             nò è quello, cheparccdpa della virtù, e l’alfetio malo il
                              . Ma l’actionr nella
             quello, che partecipa della-,.tnalitia
             prorperifà fono felici, e mallimamcntc quelle, checifuL-,
             tatto dalla fentenza, ò dal determinato penderò dell’ani*
             ino, mà fogliono clTere infelici  , quando nella profpcrità'.
             ci ritrouamo ingannati del fuccelfo , ch’afpeciauamo dii
             loco. Perloche non fuiamente fa di raidiero imparare la.
             virtù; mà eciandio acquidarla,onero per cudodire,e prò-,
             mouerenoi altri, onero (ch’c cofa maggiore) per cmen-
             datione delle Città nodre nentiche. Perche delle cofe.
             buone non folamence d deue haucre ’l fruttò; mà etian-
             diola poircldone.e s’ad alcuno occorrerà d’hauece in goi
             uerno vua Città ocdinatà con buone leggi ,. torre quelbq
             cofcgraccadcranno: & io dirci » tutto ciò douerflcbi»^
             mare corno d’Amaltea, che vuol dire abbondanza. In»*'
             pcrò.chc per vna buòna ordinatione de leggi ò nafeegra-:
             didimo bene aU’humaoa natura , ò nato d crc/ciuto pu2ti
             molco durare. (Quiui d dimodrà fildfìcato’l cedo Gre--
             co; nondimeno doppo alquante parole Srobeo fèguein-
             qoedo modo. )-Si rurouano alcune cofe indeme più,roà
             non d polTonO ' ùte indeme vno; altre d fanno folameà-i
             tc vno , c non vno in molte , & altre cole (òno indeme
             vno,& indcmcmoltc, eper quedod dicono in vno, per
             ch'ancora cooditono in molte, come appa/e , che l’iiar-.
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