Page 494 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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fecto d'animoj della quale qualità molti huomini fi riero-
tiano arricchiti. Mà le differenze degrhuominiibno due.'
perch'alcuni di loro fono perfetti di natura^^ altri fo^
no perfetti nel modo della vita. Perfetti di natura fono
quelli,che fblamente fono buoni, cioè» pofiedono in lo«
ro medefiini la virtùi im'però ch’ella è eccellenza, c per-
fettione de la natura di qual fi voglia perfbna. Certa-
mente che la virtù dell’occhio è perfettione, & eccel-
lenza della parte della natura delrhuomo; ma la virtùi
dell’huomo è perfettione. Se eccellenza di tutta la na-
tura delTilfeilb huomo • Di più quelli fono perfetti nel
modo della vita , liquali non fblamente fbno buoni, naà
etiandio felici^ perche la felicità è perfettione della vita
Humana; e la vita humana conila da molte attioni , e la
flelfa felicità tutte l’attioni fìnifee, per ch’ogni attione fi
fa con la virtù , effendofi anchora accompagnata come
duce, e guida la fortuna « La virtù fi confiderà nel vi-
fb, cioè, nell’opre, e la fortuna nel fuccefib , onero nel
fine di quelle. Mà certamente Dio Lenza hauere impa-
rato la virtù da altro diuenne buono, e Lenza hauere fic-
co accompagnata la fortuna diuenne felice ; per cagione
ch'egli è di natura fua buono, edi fua propria natura fe-
lice, e tale fempre è fiato, e farà, nè mai manca d'effere,
effendo ch'egli è di natura incorrottibile, felice , e buo-
no • Mà l'huomo non è di natura felice ,* anzi più tofio
per la difciplina , che riceue,^ hà di miftiero di grandif
i
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lima ^ura foura fefiefib : acciò che fi fiiccia buono perla
virtù, e diuenga felice perla fbrtuna . Pcrloche dicia-
mo» che da quefie due cofe fi Là la felicità humana, cioè»
dalia lodi, e dalla beatitudine mà quella nafee dalla fbr
;
luna, quella nafee dalla virtù • Hanno la virtù gl’huo-
e
mfni per lo commertio , e congiuntione della fortuna;
nondimeno *1 tutto è con ragione mortale. Le cofe mor-
tali è chiàriffimo, che fono Sparate dalli Dij, ò dalle co
fe diuine,e perciò Phnomo buono, che fcguc’l volere del
li Dij, è felice, e colui che fegue le cofe mortali è infeli-
ce» Imperò ch’à quello ch’è ornato di prudenza, è huo^
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