Page 517 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
P. 517

I yB     O
               > C  .^jL
             eri laqualedòppoelferfi ricoacUiata all) RdittintJutieqt
             occafìoae 4i rilafciarfi per hauere fpogliaro Pleminio’l
             famofo Tempio di Prolerpina, ch’era apprellb di loro> e
             per le cradejà vface daH’iftelIb Pletninio» ctHioi (hldati,
             contro i Locrefi) e nondimeno dimandi folantente giuT
             flitia dal Senato Romano contro Pleminio^ e non laXcijk
             l‘amicitia,e fedeltà. Anchora la città Crotone Kcbbe fpo
             gliato’l famofo Tempio di Giunone Lacinia da quinto
             Fuluio Fiacco Cenfore, e con tutto ciò non (ì fdegnaro*
             Ao  i Crotonclì ì rilafciarh dall'amicitia de’ Romani. £
             fe la città Turio nel tempo d’ Annibaie H diede à quello,
             la cagione fu data da Romani, liqiiali negl’anni ioanz)
             haueano vccifo i lóro obddi, come ben rlferifce T.Liuio
             nel quinto,e nono libro de Bello Punico. Anzi Eutropio
             dice, che Petelia^X^ofenza, Pandoda, e molte altre città
             Brettie, furono d* Annibaie à forza d’arme combattute, o
             non da loro llelTe date al nemico , e riftcllb dice Liuio
             nel precedente allegato libro. Se dunque deliecittà firec
             eie altre furono d’Annibale combattute, altre all’impro-
             uilb occupate, altre alTediate, come furono Reggio, de.
             lppone,ma non prefc,& altre fotto fìnta amicitia doppo
            relfete alTediate  fì refero, inanzi che partilTe Annibaie
            <l’Italia,di nono ritornarono al popolo Romano^non ha-
            neuano occafìone i Romani dico dannarli à pena,come
            furono condannati gli Boi), eli Capoani. Perlochefà di
            minierò dire,che malamente alcuni moderni fcrittori at-
            cribuifeono quella ingiuria à Calabreli. Et acciò che noa
            dica alcuno, che la deditione,ch’hanno &tto di loro ftef>
            vfi,i Boi), e Capoani ad Annibaie, folfe da me imagìnata»
            acciò che Ibtfo quello velo potelTe maggiormente ilca-
              ^
            fk(e  natione Brettia , ecco che porto le formali parol«
            de^ antichi fcrittori,liquali.di si fatte deditioni aperiilG-
            roameote ragiotumo . Plutarco in Annibaie dice quelle
            parole. Boif legatis /{pmanorinnfer frtudem captU^ uitanUo
            pvxton magno cladc affeSo , foUicitatis infubribus ad ppnum
            drfeceruatt qnem ftu^uante animo in Italtam tranfire,an ad-
               Cornelium CwfuUm Majfilùt (ommorantem exeràtunu»
                                   dace-
   512   513   514   515   516   517   518   519   520   521   522