Page 87 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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I tioftri mati douemo anchora leggiermente fbffri*
pofeia che la uita humana à molte coQerarìecà'n^da
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(bggetea. £ coloro che piangono » c li concrìdano fuorf'
la perdita delle predettecofe,e faori le communi difàué
ture,à niuno rendono giouamentoianzi in maggiori per
turbi rpengono la loro anima desinata in moiré maligne
tàdertioni. Perlo che conuiene in tutti modi purgare » e *1*;
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.torre da noi quei induramenci ^cci nel corpo della filor
fofìa 9 e quello noi daremo fempre chabbracciaremola
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prudenza, eda temperanza ; fenza deltderare molte rlO-
chezze^ ma (blo che delle cofeprerenti, cemperata mente
ne feruiamo. Vò alle uoltc anchora penfandojà ch’eflec
to gli huomini acquidano moire richezze , fé podia che
pad'ato il tépo di quella prélente uitaidi loro non d può
haiier u/o alcuno ? feruianci dunque de i prefenti beni »
quali per virtù della fìlolbdalbnohùnórati,& honédi,e
dairinfatìabile cupidità dè mali laremo liberi quedo è
.
quanto porta Stobeo, della dottrina d*lpparco,nel pre-
detto Termone. il cui principio nel cedo^reco cod coinia
eia. fviATTccvyec cuSval^iTcc
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la cui fepoltura fù fatta dà
parco in Reggio Tua patria ,
Reggini bonoratilfima di pietre marmoree , adornata di
dottildmi uerd, de quali un Iole epictado riferìfee Scobeo
4a lingua giacca fciitco.
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1|nal'irìdatino code portato. ^
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