Page 90 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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             Mffm MtbUtét&fmhti curetta fiAitìtro  , ctrumen &pvopU9
             txferkntiamtutntHumtxùmtfftnti tbicu* ipft fe co/ifcrentt m
             mu»$mqHky&ipfeiamfmtx ad aMiins regredì cogpr » vtuk
             ibycitte Eijhhs pronetbiwm- Rifctifcc Sukia,che nelU Bac-
        Séiis.
             caglia ira Romani,c Colci^lo ftrnmemo mulìcale «1 Ibic*
             diede al popolo Romano granditfìmo faoore.le cui paro
             iefotvo quelle  . jbythuao irflrumttuutn ab ibito inuentort
             in ccnfliUn (citarum cum I{m»ants  . erat autem innumerabiUt
             tfbicanttarumjC$ tAicinummultitudotfnMd totitu exercuttscm
             nentium poiana, clamor eros commixtH*t vt ir vicina locare^
             fonarentj cJr videbantur adite vocem terrificam. Id magno ai^
             inmento tumJ^pmanùfuitJ Ateneo nel primo libio, dice
      Ul*m00 U. /.  ch’alFermaua lbico,i’ambcofta cfl'cce nouc volfc ptù dol-
      Sm/élM.
             ce dei mele. e Suida diceche ndrolimpiadcquarantefi-
             ma quarta, Ibleo figliuolo di certatide Reggino andò in
             Samo,mentre che regnaua Policrarc,; padredi Policrate
             Tirano^ Hic Certandie Fjje^ FiUmfiiit Samnm^e petift,
             Olymp-^^ToltaatetTolicratis tyramà patte regnante^, della
      Plmttartt,  morte d’ibico ne ragiona Plutarco, ncl{ libro de Falifi l<h
      Mwtt iClUté.  ^acitatCtdone dicc,ch’clTendo fiato prefo Ibkoda Ladro
             ni,ftando egli d’hora in bora per efler vccifo, voiaiu per
             Paria alquanta moltitudine degrue, quale chiambin le*
                                    i ladroni
             ilimonio della Aia morte, dopo che fu vccifo ,
             ritornarono nella Città,edimDrauano in vn certo giorno
             nella piazza , nel quale tempo palTanano per aria alcune
             Grui.quali non tantofto Airone dà ladroni veduti , che
             Aibbito vno di coloro fcherzando ,  difie ; ecco venitele
             Grul d'Ibico. Fu intefa quella parola d'alcuni Cittadi»
             ni,e prelà in grandiflìma lurpitione,pcr la comroune bc-
             niuolenza quale portaua tutta la Città ad Ibico, e dirai
             dando,che cofa volefle dire quella parola, coloro treman
             dorifpondeuanocon molto vario patiate, mà IbttopolU
             alpi tormenti confèllàrono che mentre eglino ftauano per
             vccidere Ibico, colui chiamò in teftimonio -della Aia mor
             teleGrui. Et in quella maniera furono le Grui fedeli
             ullimonij della morte d’Ibico  . eh'anticamente quando
             .per Adi inditij y fi juaniAiAaiu alcoao  delitto fi diccue
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