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Intelligenza Spirituale: la genesi accademica e la necessità di un approccio
ecumenico-interepistemologico-collaborativo-unificativo
Il mio personale concepimento di ciò che è stato categorizzato in ambito accademico (e dunque
con approccio scientifico, oltre che “multi-epistemologico”) intelligenza spirituale, è avvenuto
quando avevo quasi completato la prima parte di questo libro (nel 2007, inizialmente un blog);
immediatamente appurai su Wikipedia che questa espressione aveva già fatto il suo ingresso
nel mondo accademico nel 1997 (Danah Zohar, in Corporate Brain) e che vi erano diverse
ricerche in ambito psicologico e sociologico (successivi contributi di Ken O'Donnell, Ian Marshall,
Michal Levin, Stephen Covey, Robert Emmons, Frances Vaughan, Cindy Wigglesworth, David B.
King, Kumar V. Vineeth e Mehta Manju, R.A. Bowell, ed altri). Da sottolineare che in ambito
religioso, e dunque con accezione “multi-epistemologico-spirituale”, la medesima espressione
o espressioni simili o correlate - consapevolezza spirituale, illuminazione, coscienza cristica,
coscienza olistica, ecc. – erano, a seconda del contesto spiritual-culturale di riferimento, già
apparsi millenni, secoli o anche solo pochi anni prima; prima che la sensibilità intellettuale
accademica, che ampiamente si era espresso su concetti come QI (quoziente intellettivo) e QE
(quoziente di intelligenza emotiva; a mio avviso più propriamente intelligenza emozionale),
scorgesse ora le ragioni di un’ulteriore frontiera della ricerca umana nel campo dell’intelligenza.
Si potrebbe forse dire che la “religione del metodo scientifico”, da alcuni secoli particolarmente
fiduciosa e attiva nel voler rendere comprensibile all’intelletto le logiche dietro gli
apparentemente insondabili misteri della vita, avesse ora ritenuto possibile approdare alle
logiche della saggezza (etimologicamente dal greco sophrosyne ‘ricerca della salvezza della
mente, dello spirito, dell'intelletto e della ragione’) e così dare un contributo alla comprensione
ed allo sviluppo delle relative qualità di visione prospettica equilibrata della vita, integrità
personale, sensibilità altruista, proattività, ecc. (dunque contributo di tipo cognitivo-
unificatore) che caratterizzano l’agire virtuoso di chi sa trarre utili lezioni dalla vita e sa farne
tesoro (e che, ancor di più, sa accelerare dette lezioni) individuandone i relativi principi fondanti
e creando su questa base percorsi di eccellenza e di relativa leadership unificativo-virtuoso-
trasformazionale. Indispensabile dunque collegarsi alla cultura millenaria e secolare delle
tradizioni di fede di cui sopra e richiamate nel termine stesso spirituale “proprio della sfera
religiosa, mistica e ascetica; (…) proprio dello spirito inteso come complesso e centro della vita
psichica, intellettuale e affettiva dell’uomo” (da enciclopedia Treccani) giacché da sempre
impegnate nella comprensione e sviluppo di dette qualità (e da non confondersi con taluni
estremismi strumentalizzanti, in realtà estranei allo spirito fondamentale del messaggio dei
movimenti spirituali), per meglio ricercare e scorgere le logiche universali di correlazione dei
valori che le accomunano al di là delle specifiche credenze e pratiche; corrispondenza valoriale
che è stata stimata da studiosi nella misura sorprendente del 70% del credo delle singole fedi.
D’altra parte, al di là di questo “denominatore comune” di spiritualità che è alla base dello
sviluppo del dialogo interreligioso in corso, ma anche e soprattutto dello sviluppo dell’umanità
civile nella storia grazie in particolare al sacrificio ed alle virtù eroiche di campioni di altruismo,
è comprensibile che lo sviluppo dello spirito umano abbia necessariamente seguito percorsi
diversi a seconda del contesto culturale in cui vissero gli iniziatori di dette varie visioni spirituali
della vita. Similmente, anche il mondo scientifico non è scevro da diversità “dottrinali” di
metodologia e visione di fondo delle cose (come detto “religione scientifica multi-
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