Page 27 - Amailtuolavoro
P. 27

cuore  al quale non si  attinge  abbastanza. Da questa limitata prospettiva si  tende  poi  a
               determinare il successo o l'insuccesso di una persona sulla base di un approccio quantitativo-
               utilitaristico-omologativo;  spesso  o a volte  in realtà essenzialmente emotivo  e  non  QI-
               apprenditivo poichè autoreferenzialmente basato sul costrutto identitario esteriore del me-mio
               da proteggere o difendere a tutti i costi, anziché su un costrutto identitario interiore di sé
               integrato  di  consapevolezza  spirituale  e relativo sviluppo di padronanza di sé che desidera
               apprendere e crescere e che sa emozionarsi con aspetti di bellezza e qualità relazionale. E che
               seguendo detto ‘senso indentitario interiore’ sviluppa consapevolezza sociale e competenze
               sociali che volgono a costruire insieme il nostro bene comune, con senso di identità condivisa.




                                             Cuore e conflitti interiori



               Come è ora ben risaputo, persone con un elevato QI non necessariamente riescono a realizzare
               i propri obiettivi nella vita o a cogliere le opportunità potenziali; e d’altra parte ci sono numerosi
               esempi di persone che si riteneva intellettualmente “indietro” e che invece hanno contribuito
               significativamente a grandi realizzazioni o che hanno vinto sfide impensabili, da loro presentite
               con  lungimiranza  di  intelligente  visione  d’insieme.  Com'è  stato  possibile? La risposta  è
               l’avvenuto esercizio di personale intelligenza spirituale. Generalmente parlando la curiosità,
               fondamentalmente rivolta acquisitamente verso l’esteriore è  insufficientemente  rivolta
               consapevolizzantemente verso l'interiore, tranne nei momenti in cui si è colpiti da un dolore o
               da una crisi. Ma anche in quei momenti cupi a volte non ci si attiva in un'indagine spirituale che
               riveli tratti di “identikit” del sé-me interiore e delle relative logiche di surrogazione del proprio
               dolore psicologico  o  delle  proprie  paure  e si rimane  piuttosto  in  una triste immobilità
               inconsapevole ove si proiettano o riverberano emotivamente immagini del passato o di fuga-
               fantasia come se fosse un accadimento ancora in essere. Quindi si continua ad essere “servi"
               della propria mente (una parte di essa), piuttosto che padroni di essa, controllati da ricordi,
               emozioni e credenze; da paure-insicurezze e rabbia. Quest’ultima anch’essa una forma di paura;
               a volte o spesso energizzato-accusatoria con “certificazione di responsabilità dolosa altrui”, che
               nasconde nella paura aggressiva la “delega” ad altri di proprie responsabilità.
               Il fatto di essere asserviti in taluni momenti a volontà non controllata “non posso farci nulla, è
               più forte di me” (ma chi sarebbe questo lui più forte di me?) ha una strana connotazione; è
               come se si fosse in coabitazione mentale con qualcun altro (altra identità) dalle forti convinzioni,
               per cui si fa a volte ciò che non si vuole, poi ci si pente di averlo fatto e poi lo si fa di nuovo!! Per
               poi magari criticare e persino “certificare” con severità qualcuno per aver fatto il medesimo
               errore.
               Davvero strano, se ci si pensa bene;  “ma come si permette questo intruso  emotivo”  -  si
               potrebbe in un certo senso dire - “che prevale sulla mia coscienza incluse le credenze di cui sono
               certo quando la mia mente è chiara!” Ragionando in termini di dualità essere-avere, è come se
               ci fosse un proprio sé orientato all’essere ed un me orientato al voler avere (ragione, prestigio,
               possesso, “salvezza materiale”, ecc.), con tipologie di bisogni (veri e presunti) evidentemente
               diversi, che coesistono con momenti di tregua alternati a fasi di contesa; due dimensioni della
               persona disunificate, non “in fase” tra loro.



                                                           27
   22   23   24   25   26   27   28   29   30   31   32