Page 28 - Amailtuolavoro
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Il celebre Paolo di Tarso, ricercatore e divulgatore cristiano di logiche spirituali – famoso il suo
inno all’amore - notò introspettivamente questa strana e disagevole anomalia esistenziale che
si potrebbe sintetizzare così: “mi propongo di fare una cosa che è bene, e finisco per fare ciò
che esattamente non voglio; è frustrante, ho un nemico particolare in me stesso”. La sua
passione nel volersi capire ed essere spiritualmente sé stesso gli è valso il rispetto di chi si è
riconosciuto, a diverso titolo, nella fede cristiana - oggigiorno circa 2,2 miliardi di persone nel
mondo – che ancor oggi leggono le sue appassionate epistole.
La spiritualità di tutte le longitudini, conscia di questo strano dilemma di sottile conflitto
interiore motivazionale spesso sfuggente, ha ricercato comprensione e saggezza in una
dimensione interiore di causa per salvare l’uomo da questo smarrimento che arriva a generare
inferni sociali a volte follemente armati, offrendo riflessioni a forte caratterizzazione valoriale e
modelli di vita ispirati da una visione spirituale dell’esistenza basata su una dimensione del sé
dotata di una consapevolezza di fondo definita cuore (in diverse accezioni sentimental-logiche).
Con l’invito a fare un percorso dentro di sé per conoscersi meglio – in questo cuore – e, di
riflesso, conoscere meglio gli altri; per perdonarsi-perdonare, per meglio alimentare un dare e
ricevere che sia piacevolmente sviluppativo al fine dell’instaurazione di un clima di amicizia e di
comunità e su questa base un senso di identità condivisa che promuova una soddisfacente
coesistenza di pace. Dunque, potremmo dire, “da una identità di pace (non-conflitto interiore)
ad una identità condivisa di comunità di amici a valore aggiunto di ikigai”.
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Contenuti da inserire
Sviluppare l’ultimo concetto.
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Interessanti effetti positivi di pratiche spirituali
Interessanti a tal proposito gli studi fatti nell’ambito delle neuroscienze sugli effetti della
meditazione (attraverso risonanza magnetica funzionale, SPECT e PET cerebrale,
elettroencefalogramma e potenziali evocati, e test di valutazione delle funzioni cognitive di
memoria e attenzione; vedasi il capitolo 20) che avvalorano senza possibili dubbi la tesi che è
possibile esercitare soddisfacente consapevolezza sui costrutti psichici che tendono a
“scontrollare” la mente facendola agire in modo reattivo e/o passivo; non è vero “l’assioma”
“non serve a niente, tanto io sono fatto così”. È dimostrato scientificamente che la meditazione
interrompe gli automatismi di risposta, dà modo al praticante di poter evitare di mettere in atto
reazioni comportamentali inadeguate o rappresentazioni del sé non autentiche. La costante
pratica amplia la personale consapevolezza dei sentimenti, delle emozioni e dei pensieri
agevolando in quest’ultimi un’associazione di idee più ricca nei contenuti. Esperienze dolorose
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