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Il celebre Paolo di Tarso, ricercatore e divulgatore cristiano di logiche spirituali – famoso il suo
               inno all’amore - notò introspettivamente questa strana e disagevole anomalia esistenziale che
               si potrebbe sintetizzare così: “mi propongo di fare una cosa che è bene, e finisco per fare ciò
               che esattamente non voglio; è frustrante, ho un nemico particolare in me stesso”.  La sua
               passione nel volersi capire ed essere spiritualmente sé stesso gli è valso il rispetto di chi si è
               riconosciuto, a diverso titolo, nella fede cristiana - oggigiorno circa 2,2 miliardi di persone nel
               mondo – che ancor oggi leggono le sue appassionate epistole.
               La  spiritualità  di tutte le longitudini, conscia di questo strano dilemma  di  sottile conflitto
               interiore  motivazionale  spesso sfuggente, ha ricercato  comprensione e saggezza in una
               dimensione interiore di causa per salvare l’uomo da questo smarrimento che arriva a generare
               inferni sociali a volte follemente armati, offrendo riflessioni a forte caratterizzazione valoriale e
               modelli di vita ispirati da una visione spirituale dell’esistenza basata su una dimensione del sé
               dotata di una consapevolezza di fondo definita cuore (in diverse accezioni sentimental-logiche).
               Con l’invito a fare un percorso dentro di sé per conoscersi meglio – in questo cuore – e, di
               riflesso, conoscere meglio gli altri; per perdonarsi-perdonare, per meglio alimentare un dare e
               ricevere che sia piacevolmente sviluppativo al fine dell’instaurazione di un clima di amicizia e di
               comunità e su questa base un senso di identità condivisa che promuova una soddisfacente
               coesistenza di pace. Dunque, potremmo dire, “da una identità di pace (non-conflitto interiore)
               ad una identità condivisa di comunità di amici a valore aggiunto di ikigai”.

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                              Interessanti effetti positivi di pratiche spirituali




               Interessanti  a tal proposito  gli studi fatti  nell’ambito delle  neuroscienze sugli effetti della
               meditazione  (attraverso  risonanza magnetica funzionale, SPECT e PET  cerebrale,
               elettroencefalogramma e potenziali evocati, e test di valutazione delle funzioni cognitive di
               memoria e attenzione; vedasi il capitolo 20) che avvalorano senza possibili dubbi la tesi che è
               possibile esercitare soddisfacente consapevolezza sui costrutti  psichici  che tendono a
               “scontrollare” la mente facendola agire in modo reattivo e/o passivo; non è vero “l’assioma”
               “non serve a niente, tanto io sono fatto così”. È dimostrato scientificamente che la meditazione
               interrompe gli automatismi di risposta, dà modo al praticante di poter evitare di mettere in atto
               reazioni comportamentali inadeguate o rappresentazioni del sé non autentiche. La costante
               pratica  amplia la personale consapevolezza dei sentimenti, delle emozioni e dei  pensieri
               agevolando in quest’ultimi un’associazione di idee più ricca nei contenuti. Esperienze dolorose



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