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anestetizzato per quanto possibile attraverso una falsa “messa in sicurezza” della propria vita:
               prioritizzazione di guadagni materiali e/o piacere sensoriale fine a sé stesso (“delocalizazione”
               dell’  io-me  rispetto al  proprio  sé  consapevolizzante),  passiva  evasione dalle sfide
               consapevolizzanti della vita (surrogazione dei propri sogni di un tempo che fu - se mai vi furono
               - con loro tacitamento e attivazione di illusioni-fuga), forme di violenza, o altro. Psiche che così
               facendo non trova né via d’uscita né riposo mentale poiché le sfide di crescita di cui la vita è
               caratterizzata sono utili allo sviluppo di un sé forte caratterialmente, responsabile-consapevole
               - e dunque calmo - e non trova inoltre connessione intima con l’infinito di bellezza emozionale
               e mistero da cui si è avvolti nell’universo, dalla cellula al cosmo; dimensioni di conoscenza-
               bellezza che ci invitano ad immergerci in esse per riempirci nel profondo a sazietà stimolando
               la ragione alla curiosità ed al suo profitto di  valore aggiunto:  conoscenza dei principi  che
               governano la dimensione spirituale e conoscenza delle verità scientifiche che governano la
               dimensione fisica.
               È una psiche-costrutto  che deve essere studiata, compresa, illuminata, consapevolizzata,
               pacificata immergendoci in essa mettendo da parte le paure relative al passato che in essa va
               affrontato e ri-vissuto, metabolizzando, ri-proporzionando, ri-contestualizzando con misur-
               logicazione i contenuti emotivi, “surriscaldati-agitati” o “raffreddati” (se non cinicizzati) “ri-
               pazientandosi”, perdonandosi gli errori e perdonando, da una prospettiva più alta. Ciò significa
               fare un lavoro interiore verso una consapevolezza in cui la mente si liberi da limiti e da desideri
               che sembrano inerenti alla propria natura e che in realtà manifestano sproporzionamenti della
               realtà ed adattamenti sostitutivi insalubri, reattivo-compensatori che in definitiva hanno un
               opposto effetto  depotenziante e de-felicizzante  poiché  non alimentano un processo di
               integrazione personale  ed inter-personale; si  rimane  divisi  in  diversi “io-me”: in  una data
               situazione si è una persona, dopo un po' si “tira fuori” dal costrutto identitario un altro me di
               personalità, in una fluttuazione di umori anziché in una stabilità di forza di principi e convinzioni.
               Ciò che era vero ieri non lo è più oggi, soprattutto quanto si è chiamati nel momento di verità a
               raccogliere le forze necessarie per la sfida ed uscire dalla zona di comfort, che richiede, per
               esempio, maggiore forza di costruttività caratteriale rispetto alle forze deboli di una mera critica
               che ha scopo di difendere (consciamente  o inconsciamente, come  detto prima) il proprio
               insicuro costrutto identitario.

               La cultura odierna, che non è (ancora) di tipo integrato spirituale-materiale (ma spirituale da
               una parte e materiale dall’altra con un profondo solco in mezzo), esprime nel suo insieme forza
               difensiva di “inconscio collettivo di identità disunificata” nel tendere a condizionare al ribasso i
               personali valori spirituali avvolgendo con una nebbia di confusione la capacità innata di  ragioni
               del cuore di principio dell’essere umano di strutturare il proprio pensiero secondo una logica
               coerente che trovi assolutamente saggio  e profittevole perseguire un percorso di
               autenticizzazione personale con consapevolizzazione identitaria, che non muti al mutare delle
               circostanze, ma sia coerente nel perseguire dei chiari obiettivi di integrità personale; cosa che
               richiede  di  rimuovere gli elementi di disturbo-dissonanza  alla crescita  spirituale  che si
               mimetizzano nel costrutto identitario. Non si è in vendita rispetto a delle convenienze
               acquisitive  (acquisizione di  aspetti esteriori-materiali  vista come  più importante
               dell’acquisizione di forza di principi) o in svendita; il proprio “ikigai” profondo guida il praticante
               dell’autenticità a “dimenticarsi dei vari me” (per esempio superamento dell’ego accentratore
               per colmare aspetti personali di debolezza), a essere nel qui ed ora, ad essere grati per le piccole
               cose, fare ciò che si ama davvero e offrire un contributo di armonia e sostenibilità al mondo
               partendo dal proprio piccolo, ma che invero è potenzialmente assai grande.


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