Page 328 - Amailtuolavoro
P. 328
Con quelle persone condivisi emozioni intense, in situazioni nelle quali erano in gioco le nostre vite. Per questo
le sentii più vicine della mia stessa carne e del mio stesso sangue.
Un giorno Gesù apparve proprio davanti a me con il volto piangente; questo fatto costituì per me una chiara
premonizione, così gridai: «State tutti vicino a me!». Poco dopo, una bomba esplose a dodici metri da dove mi
trovavo. I prigionieri che mi erano rimasti vicini sopravvissero. Quando i bombardamenti si fecero più intensi, le
guardie cominciarono le esecuzioni dei prigionieri. Chiamavano i numeri dei prigionieri e dicevano loro di
prepararsi a partire, prendendo con sé razioni di cibo per tre giorni e una vanga. I prigionieri immaginavano che
sarebbero stati trasferiti in un’altra prigione, ma in realtà venivano condotti sulle montagne, dove erano costretti
a scavare le buche in cui sarebbero stati sepolti subito dopo la loro esecuzione. La chiamata dei prigionieri
seguiva l’ordine della durata delle rispettive condanne, e quelli che avevano le pene più lunghe da scontare
erano chiamati per primi. Mi resi conto che il giorno successivo sarebbe venuto il mio turno. La notte precedente,
le bombe caddero come la pioggia nella stagione dei monsoni. Era il 13 ottobre 1950 e le forze statunitensi,
dopo lo sbarco vittorioso ad Incheon, avevano risalito la penisola, avevano liberato Pyongyang e stavano
spingendosi verso Heungnam. Quella notte, i soldati americani attaccarono Heungnam con tutte le forze,
precedute dai bombardieri B-29. Il bombardamento fu così intenso da far sembrare che tutta la città fosse
diventata un mare di fuoco. Le alte mura che circondavano la prigione cominciarono a crollare e le guardie
corsero a mettersi in salvo. Alla fine, il cancello della prigione dove eravamo rinchiusi si aprì. Verso le due della
mattina, camminando dignitosamente, uscii tranquillo dalla prigione di Heungnam. In totale ero rimasto
prigioniero per due anni e otto mesi, e avevo un aspetto terribile. Sia la mia biancheria che i miei abiti erano
ridotti a brandelli.
L’esercito nordcoreano aveva requisito le strade di
pianura per il transito dei militari, perciò viaggiammo
attraverso le risaie ghiacciate, dirigendoci verso Sud
più in fretta che potevamo. L’esercito cinese non era
molto indietro rispetto a noi, ma era difficile procedere
speditamente, dal momento che uno di noi non poteva
camminare. Almeno per metà del percorso la strada
era pessima; dovetti quindi portare Pak sulle spalle,
mentre Kim spingeva la bicicletta vuota. Pak
continuava a dire che non voleva esserci di peso e
cercò diverse volte di togliersi la vita. Lo convinsi a
proseguire, rimproverandolo più volte, e restammo
insieme fino alla fine. Il Rev. Sun Myung Moon insieme al “presidente”
nord coreano Kim Il Sung nel 1991; nell’occa-
Eravamo profughi e con noi non avevamo nulla da sione di quell’incontro lo ha invitato a con-
mangiare (…) riuscimmo a malapena a sopravvivere. siderare seriamente la riunificazione della
penisola coreana come importante opportunità
Sono due le cose che dovremo lasciare ai nostri di sviluppo e a firmare l’intesa per la
discendenti quando moriremo. Una è la tradizione, denuclearizzazione.
l’altra è l’istruzione. Un popolo senza tradizione è un
fallimento. La tradizione è l’anima che consente a un popolo di esistere; un popolo senz’anima non può
sopravvivere. La seconda cosa importante è l’istruzione. Un popolo che non tramanda un’istruzione ai suoi
discendenti è anch’esso un fallimento. L’istruzione ci dà la forza di vivere con nuove conoscenze e nuovi obiettivi.
Tramite l’istruzione, la gente acquisisce la capacità di discernere necessaria per la vita. Chi non sa leggere è
ignorante ma, una volta istruito, saprà come usare la propria conoscenza nel mondo per dare una direzione alla
propria vita. L’istruzione ci aiuta a comprendere i principi secondo i quali il mondo opera. Per aprire nuove
prospettive per il futuro, dobbiamo, da una parte, trasmettere ai nostri discendenti la tradizione che ci è stata
tramandata attraverso i millenni e, dall’altra parte, impartire loro l’istruzione concernente le cose nuove.
Quando la tradizione e le nuove conoscenze sono adeguatamente integrate nella nostra vita, da esse nasce una
cultura originale. Tradizione e istruzione sono entrambe importanti ed è impossibile stabilire quale delle due
328

