Page 526 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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Q^V arto;               i <?4
        nella quale dice, che nc* tempi da venire farà eIIaop|>re(^
        fa, nondimeno dall’Angiolo del gran confeglio Tara or«
        dinata alla via driccai le cui parole fono quelle ^ Ucet op-  Prof ettx [iurx
                                              CofenzjU'*
                                      cum ledaci
        primi habeat in futurum Ecclefta Confentina ,
        Carmelo tertio H^gum concordai in jpiritUy ad eam tamen ac fi
        nd alteram Bethleem àngelus[ani confilij dìrigetury qui fiiios
        eitis ad interiora folitudinis tramferaty  faculares ^egyptios
        tyrannoYum furijs dcrelinquat. E (latonaciuo cittadino di  B. Tetesfm iÀ
                                              Cofèn^^»
        Cofeii za Tclcsforo prete,& heremita huomo molto dot-
        to, e di marauigliofa fanticà adornato, ilquale doppo>
        ch’afcefc all’ordine faccrdotale, per fuggire la coniierfa-
       . rione de grhuomini,andò nell’eremo, douc di giorno, e
        notte con grandilEmo femore di fpirico attcndetia al Ter
        uitiodi Dio. CòHui riandò in vn luogo folìtarìo apprel*
        (b la città Tebe in Calabria (laquale città c hoggi nella
                                                   ' e
                                                   \  >
        parte Occidentale della Prouintia volgarmente chiama-
        ta Liizzi, come dimodraremo apprclTo) molto defìdera-
        ua (apere alcune cofe da venire, perloche con n olta con
        tritione d’animo dolendoli inllantcmentccon orationi ,
        digiuni, e lachrime pregaua Dio, che volclTc clIaudirlo,e
        lì degnalTe riuclargli alcuni mali, pericoli, c trauagli, li
        quali llauano imminenti per partirli nella Chiefaje men-
        tre in quelle afprezze s’elfercitaua , nella mattina della
        refurrcttionedi Chcillo nollro Signore nell’anno mille,
        trecento cinquanta fette apena fatto’l giorno  , mentre
        egli leggiermente dormiua, grapparne vn’ Angiolo in fòr
        ma d’una Verginella  d’altezza di doi gomiti ornato di
        due fplcndidillimc ale, c vellito d’una vede virginale,
        checommunemente nelle fcritturc è chiamata vede ta-
        lare bianchidime,ilquale parlando con dolcidime parole
        gli manifedò quanto egli delideraua làpere.L’idelTo Te-
        lesforo dice haucrc ritrouato nella città Tebe predetta i
        libri compodi da Cirillo,& alcune opre di Giouanni Ioa
        ehi no Abbate, e l’hidorie Icritte dal beato Luca Vefeo-
        uò di Colcnza. E dàto quedo beato Luca vno di quelli
                                              B. Lucx Vefcé»
        monaci difccpoli dell’Abbate Ioachino, de’ quali n’hò  Mo Cofenttna^
        £u co ricordo di foura; codui pcrlalua molta fantità è
                                        dato
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