Page 545 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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L  I  B  *. O
             (\^ di Lutcro,eCaluino,bcn clic con prel^Oìnia prouìCo
             nc è Aata iAirpau. Gl’habicatoci di qucAo caftcllu lagio
             nano tra -di loro nella propria naiiua lingua, ma con noi
             altri ragionano in Italiano; quiui fi ritrouano barai mol-
      BéigM ntlU
      Cmdrdstu •  to falutiferi,c medicinali; nafce’l gifib,6c il paeic c deli*
             dolo per le molte fielue di cavagne , e giande , che fi ri*
             trouano. Non molto lontano daqucfto cafiello incontra
             l’antica città Lampctia,della quale ne parla Plinio,e Pom
             ponio Mela, e Stefano, e Polibio; anzi Lìcofrone nella
             Callàndra per quanto credemo alli detti d’ifacio, crede,
             che Lampctia fia fiata coli detta, perch’è fiata edificata
             da Lampctia forclla di Factonrcjhoggi fecondo l’ufo vol-
      Citn^ »  gare è diramata lo Citrato; ftàin luogo pendente coll’af.
             facciata fua verlb Occidente (àura vn (afib molto immU
             Dente al raarc,& incanto gli difeorre vn fiume, ch'c detto
             fiume del Citraro. In quefii conuicini paefi habirano
             molti huomini,e donne,da noi chiamati Albanefi,liqua-
      jlUdneJt t t*r»
      yfu^ in Cn»  li tra di loro parlano fecondo riilò della loro natiua lin-
      Ltiritu •.  gua, ma con noi parlano Iccondo’l nofiro vfi>, di quefii
             popoli habita gran moltitudine in quefia parte della pro-
             uincia,che cominciando dal fiurocLameto,da altri detto
             Lamato per tutto *1 territorio Crotonclc,^ Turino den-
             tro quefic montagne fpefib occorrono quefii popoli, li
             quali non tengono caie fabricate, ma tuguri) pafiorali, e
             capanne di tauole. Sogliono tenere dentro i loro tuguri)
             alcune profiinde fbfie, dentro le quali afeondonoboui,
             porci, vitelli, pecore, & ogni altra cofa, ch’acquifiano
             nelle campagne: le loro donne Ibno anco gagliarde poco
             meno che grhuomini,c perche fanno la vita faticola
             nelle campagne, fono vniuerfalmente brutte . Sogliono
             fare conuiti, e cuocono, vitelli, montoni, egiouenchiin-
             tierì,perchefcorticanolabefiia,laqualccuoprono di fel-
             ci, Se altre herbe grofie, e coli inuolta gli gittano terra,
             fbura, doppo circondano ’l monticello fatto di terra con
             molti legni, e &nno vn grandifiimo fuoco,indiad vn per-
             so allontanati i carboni, e feoperta la befiia rielce cotta
             molto bene, e con molta dilicatezaa. Nella loro Chiefii
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