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Dunque,  visto  da molte  prospettive, esperienziali oltre che  scientifiche,  emerge  una
               dimensione-forza profonda dell’uomo – qui definita cuore - celata da “rumore” conflittuale
               della mente in stato “infiammatorio”, di “ipotermia” o altro nelle sue dimensioni di:
                 a)  emotività  che non sa  specchiarsi  dentro o nell’altro  (emozione  contratta, bloccata,
                 raffreddata, ipereccitata, ecc.).
                 b) intelletto che si sente a volte impotente di fronte alle tante sfide e complessità della vita
                 e  di fronte  alle ingiustizie e  che  può  dunque  cadere in un difensivismo misuratorio-
                 accusatore o misuratorio-rassegnativo.
                 c) immaginazione a volte fuori controllo rispetto alla realtà, che alimenta processi insalubri
                 e depotenzia processi virtuosi (l’immaginazione ha un sottile - spesso inconscio - ma potente
                 ruolo nel processo volitivo poiché può arrivare ad essere percepita come esperienza più reale
                 della realtà, pur essendo assolutamente soggettivo-virtuale).
               Ciò è alla base dello svilupparsi di attaccamenti-credenze, illusioni, bugie, dolore, vergogna,
               colpa e paura. Se non si è unificati in una “risonanza orchestrale” di chiari intenti di forte
               ragione  dell’essere, il proprio  costrutto identitario  tenderà  a  consolidarsi  in  una  strana
               convivenza di  questi  “io-me”  con  forze dissonanti e  “asincrone”  che in qualche modo
               confliggono sottraendosi forza a  vicenda  determinando delle  armature caratteriali  o
               comunque dei “corto-circuiti” caratteriali che celano, nello stato “infiammatorio”, le suddette
               contratture, blocchi e asinergie, o comunque tendono a celare l’accesso alla comprensione di
               vie di guarigione.

               La  ‘forza personale prima’  di ragione dell’essere  alla base di una identità luminosa  e
               caratterialmente forte si manifesta nella capacità unificativa di sé che sa andare nel profondo
               al di là del “rumore” di dette conflittualità ed incertezze, trovando ancoramento nell’essere-
               divenire del cuore e relativo saper avere basato sul saper essere.
               Vediamo, qui di seguito in estrema sintesi, questi “io-me” e le relative dinamiche divisive e
               depotenzianti  che richiedono un’attivazione  di forza  illuminante-unificatrice.  I primi due
               saranno qui appenna accennati; il tutto sarà approfondito nella quarta parte.

                Illusioni

                  Illusioni  “dopanti”  o “anestesizzanti”  che celano  o annebbiano  a  sé stessi, per  ‘paura
                  sfuggente’,  l’assenza di  propria  volontà di realismo nel vedere le cose come  stanno
                  davvero: gli  occhi del corpo fisico vedono una cosa  mentre  gli  “occhi interiori”
                  dell’immaginazione  ne vedono  un’altra, “sovrapponendovi” una narrazione da  una
                  prospettiva  soggettivo-artefatta  rispetto alla  realtà, con surrogato di  emozioni
                  “e-mozionali” immaginative e relativo costrutto di credenze-speranze.
                  Diversa cosa è il sogno, che come verrà sviluppato più avanti, emergendo dal cuore è invito-
                  chiamata interiore di auto-immagine di futuro; il proprio miglior sé che desidera essere-
                  divenire cimentandosi in una sfida di crescita personale basata su una vision luminosa.
                  Le credenze-speranze sono di tipo autoindotto ed indotto (nello sviluppo dalla delicata fase
                  infantile a quella adulta) basate su grandi o piccole bugie, “mezze” verità che tendono poi ad
                  essere assorbite come proprie e giustificate come necessarie per il quieto vivere (“quieto”,
                  si fa per dire) o per lotta di sopravvivenza.






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