Page 34 - Amailtuolavoro
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Bugie
Giudizi “dopanti” o “anestesizzanti” – piccole o grandi bugie - celano o annebbiano a sé
stessi, per 'paura sfuggente’, la volontà di non capire la verità complessiva dei fatti, celando
o annebbiando a sé stessi alcune proprie responsabilità, corresponsabilità o opportunità di
investimento personale in detta realtà complessiva dei fatti; la cui narrazione reale non si
vuole raccontare a sé stessi, per difetto o esagerazione: le “orecchie interiori” (ascolto di
coscienza obiettiva/consapevole) e quelle fisiche (oltre che i propri occhi fisici) non sono “in
fase” a causa del focus sulla propria artefatta narrazione (a volte semplificata, a volte resa
complicata), che esprime un criterio misuratorio arbritario, indotto e non reale, basato su
un’offuscata ed alterata visione di sé (auto-immagine) e di quest’ultima in relazione al
mondo per come lo si vuole vedere e che non corrisponde alle proprie speranze. D’altra parte
le pressioni socio-ambientali basate su una visione “dopata” o “anestesizzata” della realtà, e
fondamentalemente su un senso di esistenza percepita come mancanza, crisi e perdita da
colmare (ma che mai si colma davvero), alimentano o determinano questo distacco dal
proprio sé profondo e consapevole che ricerca invero le verità di principio che intreccino
insieme positivamente gli aspetti della vita permettendo di vedere la trama di una possibile
interazione sviluppativa. Se non vi è sospensione e distacco almeno temporaneo dal giudizio
“dopato” o “anestesizzato” - emotivizzato “a caldo o a freddo” – attingendo a forza interiore
di assertività basata su profondo ascolto interiore intuitivo-riflessivo ed empatico nei
confronti di figure di riferimento valorizzatrici, non si potrà giungere alla comprensione, che
è alla base della propria originale espressione del diritto di espressione creativa.
Le piccole o grandi bugie si manifestano come giustificazioni e/o accuse, con credenze
dogmatizzate, emotive e di omologazione che alimentano l’illusione ed il dolore.
Dolore
Dolori da effetto di “dopaggio” o “anestesia” per autosomministrazione di surrogati
identitario-relazionali compensativi anziché di rafforzamenti relazional-affettivo-
consapevolizzanti: di fronte alle difficili sfide della vita il proprio costrutto identitario tende
a sentirsi inadeguato e la propria voglia di felicità può essere offuscata oppure “offesa”; ciò
può condurre a relazioni di attaccamento-dipendenza relazionale nei confronti di qualcuno
per “prelevare” elementi di identità oppure può condurre a volontà di rifiuto di relazione
amicale, rifiuto che si basa su sentimento di sfiducia, risentimento, indifferenza o odio
competitivo e generalizzato. In questo contesto di fiducia-sfiducia e amore-odio, si
determina una situazione “contrattuale” soggetta ad una qualche forma di “disciplina” di
mind game (analisi transazionale) con aspettative più o meno forti e situazioni anche di non
perdono e punitive e ad ogni modo basati su presupposti relazionali condizionali.
La spinta identitaria al divenire è un’aspetto centrale dell’essere umano, molto connessa alla
dimensione visionario-immaginativa, a quella dello sviluppo espressivo-comunicativo e
quella del senso di forza personale; andrebbe sviluppata nel rapporto affettivo genitoriale e
secondariamente nel rapporto affettivo con i coetanei, fratelli, cugini o amici, che si trovano
su un livello di consapevolezza lievemente maggiore (e con quelli su un livello di
consapevolezza lievemente minore, dal punto di vista del mettere in pratica quanto appreso,
con atteggiamento fondamentale di dare-condividere). Tuttavia le ferite emozionali (dolore
psicologico lieve o forte con tutto ciò che vi è collegato: senso di abbandono, di ingiustizia,
di rifiuto, di umiliazione, di tradimento) possono creare un blocco nel fluire del personale
flusso interiore manifestativo (intenzionalità nel divenire) e flusso interiore realizzativo
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