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(acquisizione di esperienza e di comprensione valoriale e di verità di principio) collegata allo
                  sviluppo di identità-consapevolezza; flussi interiori che sono spiritualmente in relazione di
                  dare-ricevere, così come lo sono, per esempio, il circolo arterioso e quello venoso. Ciò va ad
                  impattare più direttamente sulla dimensione creativo-comunicativa e quella del senso di
                  forza personale ed indirettamente su quella immaginativa e le altre, come si vedrà (snodi
                  psico-energetici che possono essere fluidi o bloccati o iper-energizzati). Il punto centrale, qui,
                  è l’aspetto dell’aspettativa relazionale che purtroppo non sente di trovare (ma a volte, o
                  spesso,  non cerca o non cerca abbastanza o  non cerca appropriatamente)  il  supporto
                  affettivo sperato. Ed anche l’aspetto delle credenze emotive, che celano a sé stessi, per
                  ‘paura sfuggente’, paura dell’intimità amicale, vergogna o altro (come citato), la necessità di
                  assumersi alcune responsabilità rispetto a delle relazioni in essere; relazioni che richiedono
                  un plus di investimento di ascolto e fiducia, soprattutto nei confronti di chi è portatore di
                  buona esperienza di vita basata su ricerca ed applicazione di principi. Meglio ancora se in
                  relazione ad una buona guida spirituale trasformazionale envisioning-sinergi-motivazional-
                  catalizzativa, che possa supportare lo sviluppo di conoscenza di sé e padronanza di sé, con
                  esercizio di una sana autonomia personale basata su principi ed una rinata auto-immagine.
                  Le relazioni, dunque, possono rappresentare una ricerca di completamento identitario e/o
                  di aiuto, rappresentare un riflesso identitario di sé (per esempio i figli attraverso i quali si
                  spera di realizzarsi facendoli studiare, o altro, ma dai quali si hanno a volte aspettative non
                  realisitiche o  negativamente  omologanti),  oppure  rappresentare  un diversivo-fuga  (per
                  esempio relazioni con una fondamentale componente emotiva - lo “sballo” emozionale, per
                  esempio  -  in  varie accezioni),  o  uno strumento di acquisizione competitiva.  Ma
                  fondamentalmente, nel tipo di prospettiva di vita ove l’esistenza è vista fondamentalmente
                  come mancanza, crisi e perdita anziché come opportunità e investimento, le relazioni sono
                  viste come  àncora di salvezza-sopravvivenza  senza però la comprensione del necessario
                  investimento nello sviluppo apprenditivo ed affettivo che determini stabilità ed espansione
                  di un circolo relazionale virtuoso.
                  In questo contesto relazionale di richiedere-dare per prendere e possibilmente trattenere
                  anziché  di fluido  ricevere-dare-espandere  insieme  è  inevitabile conseguenza che ci sia  o
                  permanga il freddo dolore “anestesizzato come si può”; a meno che non venga offerto alla
                  ricercata comprensione di una figura fraterna o genitoriale che attraverso empatia, fiducia,
                  servizio, capacità di guida sappia trattare gli elementi di dolore, illusione, colpa, vergogna
                  ecc. presenti nell’animo infondendovi elementi di consapevolezza  con calore spirituale,
                  saggezza e buona disciplina.
                  Una solida positiva immagine di sé non può condurre al su citato tipo di attaccamento-
                  dipendenza contenente elementi emotivi di dolore con i possibili sproporzionamenti che
                  tendono a svilupparsi quando si rimane emotivamente ancorati ad un passato che non trova
                  soluzione in uno stimolo di sviluppo identitario-consapevolizzante nel presente.
                  Altra cosa, rispetto al dolore, è il dispiacere, a volte intenso (sofferenza spirituale) per una
                  profonda (dal  cuore) relazione  empatica, che porti  a sentirsi profondamente  connessi a
                  livello spirituale con un’altra persona nel forte disagio. Questo tipo di alta empatia è la stessa
                  forma di consapevolezza identitaria che suggerisce che “ciò che non vuoi sia fatto a te, non
                  farlo agli altri” (Confucio; lun yu 15,23)” e, come detto, “amerai il tuo prossimo come te
                  stesso” (Levitico 19:18, Vecchio Testamento).
                  In  definitiva, in  mancanza dell’amore  altruista  -  la  più alta forma di comunicazione  -  si
                  svilupperà una forma  di sopravvivenza-dolore  (tra le tante possibili), con tutte le  varie



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