Page 37 - Amailtuolavoro
P. 37
sperimentando lo slancio di nuova forza vitale; forza che potenzialmente c’è sempre stata
ma era bloccata in questo snodo psico-energetico alterando il normale dare e ricevere
“respiratorio-spirituale” di personale flusso interiore manifestativo (intenzionalità nel
divenire) e flusso interiore realizzativo (acquisizione di esperienza e di comprensione
valoriale e di principio, come precedentemente menzionato) collegati allo sviluppo di
identità-consapevolezza. La mancanza di individuazione nel sano esercizio del diritto di
autodefinizione assertiva delle proprie qualità uniche ed innate è un fattore di
depotenziamento legato all’uso delle “sostanze” mentali “dopanti” e “anestetiche”;
atteggiamenti di cui per questo paragrafo e quelli precedenti - illusione, bugia e dolore –
oltre a quelli che seguono.
Colpa
La colpa è il “demone” del secondo campo-snodo psicoenergetico ed è legato alla
repressione della propria naturale identità emozionale che si esplica nel diritto di sentire
emozionalmente. Questo elemento di identità si sviluppa in modo sano dai 6 ai 24 mesi di
età se l’ambiente famigliare è affettivamente ricco e si lascia al bambino la naturale libertà
di fare esperienza di scoperta dell’ambiente e di ricavarne stimoli di curiosità e di creatività.
Il bambino deve ancora sviluppare il proprio intelletto ed è in una fase fondamentalmente
emozionale; necessita pertanto un ambiente stimolante e protetto ove iniziare a
sperimentare e sentire di essere sé stesso, oltre che essere in simbiosi identitaria con la
figura genitoriale (fondamentalmente materna, anche per via dell’allattamento) verso la
quale andare per aiuto e rassicurazione ogni volta che ne abbia bisogno. Il bambino/a deve
imparare a fidarsi, sulla base della guida genitoriale e della propria esperienza, delle proprie
sensazioni e sviluppare un buon conto corrente emozionale che gli faccia sentire che è degno
di fiducia, che ha le qualità cognitive per relazionarsi proficuamente con l’ambiente e che
può agire con una certa indipendenza. Al contrario, un ambiente costrittivo, punitivo, troppo
protettivo e freddo non gioverà allo sviluppo di una buona autoimmagine e sicurezza di sé e
minerà la sua libertà espressiva, che necessita libertà di percezione emozionale interiore e
manifestazione creativa di propri costrutti espressivi esteriori, espressioni identitarie.
Quando al bambino non viene permesso di emergere nell’espressione della propria
individualità unica, viene irretito. Se egli manifesta delle emozioni che non vengono gradite
dai genitori, come vivacità, rabbia, dipendenza, paura, e viene punito, viene rifiutato e ci si
vergogna di lui, allora il bambino impara che può provare solo delle sensazioni che
corrispondono ai desideri e stati emotivi dei genitori. In questo modo non sviluppa una
propria identità basata sulla propria esperienza e sensibilità. E si sentirà addosso un senso di
colpa e paura ogniqualvolta perseguirà i propri interessi e le proprie necessità esplorative.
La paura e la colpa entreranno a far parte del suo costrutto identitario; il bambino irretito, e
dunque privato della sua libera emozionalità, definirà i propri stati emotivi in base alle
reazioni degli altri cercando di compiacere per quanto più possibile. D’altra parte può
accadere invece che l’assistere a continue scene di violenza in famiglia, per esempio il padre
che maltratta la madre (anche solo verbalmente), induca un po' alla volta il bambino a usare
la rabbia come primario mezzo relazionale, facendone il proprio modello comportamentale.
I bambini talvolta sembrano “motori a reazione” - energia entra ed energia esce a “raffica”;
senza la maturità che stemperi le emozioni, il clima emotivo che scorre nella famiglia
permeerà all’interno della sfera emozionale del bambino, così com’è senza filtri cognitivo-
emozionali, poiché il bambino non decide i comportamenti, li assorbe. Se l’ambiente
37

