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sperimentando lo slancio di nuova forza vitale; forza che potenzialmente c’è sempre stata
                  ma era bloccata  in questo snodo  psico-energetico alterando il normale dare e  ricevere
                  “respiratorio-spirituale” di personale  flusso interiore  manifestativo  (intenzionalità nel
                  divenire) e  flusso interiore  realizzativo  (acquisizione di  esperienza  e di comprensione
                  valoriale e  di principio, come precedentemente menzionato) collegati allo sviluppo di
                  identità-consapevolezza.  La mancanza di  individuazione  nel sano esercizio del diritto di
                  autodefinizione assertiva delle proprie qualità uniche ed innate è un fattore  di
                  depotenziamento  legato all’uso  delle “sostanze” mentali  “dopanti” e  “anestetiche”;
                  atteggiamenti di cui per questo paragrafo e quelli precedenti - illusione, bugia e dolore –
                  oltre a quelli che seguono.

                Colpa

                  La colpa  è il “demone” del secondo  campo-snodo psicoenergetico  ed è legato alla
                  repressione della propria naturale identità emozionale che si esplica nel diritto di sentire
                  emozionalmente. Questo elemento di identità si sviluppa in modo sano dai 6 ai 24 mesi di
                  età se l’ambiente famigliare è affettivamente ricco e si lascia al bambino la naturale libertà
                  di fare esperienza di scoperta dell’ambiente e di ricavarne stimoli di curiosità e di creatività.
                  Il bambino deve ancora sviluppare il proprio intelletto ed è in una fase fondamentalmente
                  emozionale; necessita pertanto  un ambiente stimolante e protetto ove iniziare a
                  sperimentare e sentire di essere sé stesso, oltre che essere in simbiosi identitaria con la
                  figura genitoriale (fondamentalmente materna, anche per via dell’allattamento) verso la
                  quale andare per aiuto e rassicurazione ogni volta che ne abbia bisogno. Il bambino/a deve
                  imparare a fidarsi, sulla base della guida genitoriale e della propria esperienza, delle proprie
                  sensazioni e sviluppare un buon conto corrente emozionale che gli faccia sentire che è degno
                  di fiducia, che ha le qualità cognitive per relazionarsi proficuamente con l’ambiente e che
                  può agire con una certa indipendenza. Al contrario, un ambiente costrittivo, punitivo, troppo
                  protettivo e freddo non gioverà allo sviluppo di una buona autoimmagine e sicurezza di sé e
                  minerà la sua libertà espressiva, che necessita libertà di percezione emozionale interiore e
                  manifestazione  creativa  di  propri costrutti  espressivi  esteriori, espressioni identitarie.
                  Quando al bambino non viene permesso di emergere  nell’espressione  della propria
                  individualità unica, viene irretito. Se egli manifesta delle emozioni che non vengono gradite
                  dai genitori, come vivacità, rabbia, dipendenza, paura, e viene punito, viene rifiutato e ci si
                  vergogna di lui, allora il bambino impara che può provare solo delle sensazioni  che
                  corrispondono ai desideri e stati emotivi dei genitori. In questo modo non sviluppa una
                  propria identità basata sulla propria esperienza e sensibilità. E si sentirà addosso un senso di
                  colpa e paura ogniqualvolta perseguirà i propri interessi e le proprie necessità esplorative.
                  La paura e la colpa entreranno a far parte del suo costrutto identitario; il bambino irretito, e
                  dunque  privato della sua libera emozionalità,  definirà i  propri  stati emotivi in base alle
                  reazioni degli altri cercando di compiacere per quanto  più  possibile.  D’altra parte può
                  accadere invece che l’assistere a continue scene di violenza in famiglia, per esempio il padre
                  che maltratta la madre (anche solo verbalmente), induca un po' alla volta il bambino a usare
                  la rabbia come primario mezzo relazionale, facendone il proprio modello comportamentale.
                  I bambini talvolta sembrano “motori a reazione” - energia entra ed energia esce a “raffica”;
                  senza la maturità che stemperi le emozioni, il clima emotivo che scorre nella famiglia
                  permeerà all’interno della sfera emozionale del bambino, così com’è senza filtri cognitivo-
                  emozionali,  poiché il bambino non decide i comportamenti, li assorbe. Se l’ambiente


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