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famigliare è saturo di rabbia i bambini possono abituarsi all’alto tasso adrenalinico ed
imparano che la rabbia è il naturale modo di esprimersi, ed è possibile che associno alla
rabbia il senso del loro potere personale. Per lo stesso motivo, se assorbono paura quella
paura entrerà non verbalmente nel repertorio emotivo del bambino; mentre se l’ambiente
è amorevole, il senso identitario, in via di sviluppo, si incentrerà sull’aspettarsi, ricevere ed
esprimere quel tipo di amore, con tutte le sensazioni collegate. Se un bambino viene sempre
sgridato quando esprime momenti di esuberanza imparerà che le proprie sensazioni non
sono affidabili; un bambino sempre sgridato e svalorizzato può divenire emotivamente
introverso.
Quando si viene indotti da piccoli a non dare valore alle proprie emozioni e sensazioni, esse
vengono messe a tacere dentro di sé o se ne dissocia completamente. Ma poiché esse sono
una risposta istintiva all’esperienza si perde un collegamento vitale con l’esperienza e con la
vita, e dunque con la vitalità. Si può arrivare a ricorrere a stratagemmi più o meno inconsci
sabotandosi emotivamente in fasi di isolamento da opportunità di interattività reale ed
emozionalmente salutare ed energizzante, poiché percepita in realtà come “pericolosa”;
rinchiudendosi in un mondo immaginativo parallelo virtuale in cui ci si sente protetti dagli
“sbalzi emozionali” e da slanci emozionali che non ci si sente in grado di gestire o che fanno
paura o fanno soffrire.
Le emozioni sono il primo linguaggio parlato del bambino, che si esprime attraverso le
reazioni istintive del corpo. Se il genitore risponde affettivamente alle necessità di
rispecchiamento del bambino, questi impara che il suo linguaggio emotivo è efficace e gli
presta attenzione. Così facendo impara a comprendere e valorizzare le proprie emozioni e
diviene emotivamente istruito. Su questa base sviluppa comunicatività emozionale, cioè
consapevolezza delle proprie ed altrui emozioni. Allora le emozioni si sviluppano in
significati, autodefinizione assertiva, capacità comunicative, buona creatività ed
intraprendenza. Se non si sviluppa istruzione emotiva ed in seguito, su questa base,
intelligenza emotiva, la colpa entrerà e rimarrà a far parte del proprio costrutto identitario.
O per contro, come detto, la colpa verrà riversata in maniera emotivo-difensiva o cinica sugli
altri, come parte del proprio armamentario di sopravvivenza. D’altra parte, inoltre, la
mancanza di nutrimento emotivo – piacere interiore - che deriva da buone ed autentiche
relazioni, da un vivo contatto con la realtà ed apprezzamento delle meraviglie e bellezze che
la vita offre (da cui il proprio conto corrente emozionale), può condurre a cercare
consolazione in piaceri esteriori finalizzati a sé stessi, cioè ad un dopaggio/anestesia del
proprio senso di dolore che crea dipendenza da esso in quanto circolo vizioso che si
autoinnesca, autoavvera illusivamente e reitera ancora; una forma di fuga dalla vera
necessità di conoscere sé stessi e la fonte del proprio dolore-disagio inconscio e dunque da
una vera relazione-conoscenza-apprezzamento con quanto ci circonda. Ciò conduce dunque
ad una forma di sottile o accentuata disassociazione da sé stessi anzichè un’unificazione in
sé stessi e con l‘ambiente. Un altro sé-me artificiale dunque coesiste insieme ad un costrutto
potenziale nel vero sé più profondo che desidera ritrovarsi in una sensazione di libertà, pace,
unità e felicità espansiva ed emozionalmente ricca.
Questa disunità interiore alimenta un costrutto immaginativo dal quale può non essere facile
separarsi; costrutto a volte fissativo-ripetitivo che si rende reali a sé stessi adattandolo
emozional-credenzialmente a dei propri presunti bisogni. Necessario rientrare nella verità
della vita reale che nulla ha a che fare con detti voli pindarici di immaginazione e che è invero
ricca di opportunità di sviluppo; operazione di realismo e guarigione che necessita di auto-
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