Page 187 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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• f   .'1  I 7B  '  IC  .'O?.
              che Ce bene Platone non erra intorno alla créatiòne (M
              mondo fatta da Dio,fecondo quelle eterne idee, ch’altee
              flon fono,(blo che quelli diuiniatii di volontà^per iquar
              li Dio determina in tale, e tale tempo, produrrei tale, c
           ‘  ’  tale creatura; nondimeno errò, perchcidiedc l'ilc etet-
            •
             ino, cioè la materia dull’Uninetrotnon creata .'C pure do-
       *
        '     oéua Platone dare la materia creata, conforme alla fcrit-
              tura fiera, della Genefìdi Mode, tanto attentamente da
       rUtMt dipefo  lui (Indiata, nel tempo ch’era difcepolo della dottrina di
       le di Urcmi*
              Hicrcmia Profeta, fecondo riferifcc Agodinoi Tanto nel
              fecondo libro de do^ltiina Chriftiana, e ncll’otiauo libro
       ^^UudottriMM^
       s.  yigtflìHo.  de Ciiiitarc Dei, al fecondo capitolo-, ilch’anco aflegna
       yrancefe Cttr~
              francefco Giorgio, nel d.ucentefìmo nouantefìmo fetri-
       fH.
              mo problema del quinto tomo, legióne quarta, de piaci*
              tìs ncademicorum . Mà quello prjmo, 6c vnicct principio
              .della natura Dio, credo elfeiie-dato dato da Timeo,, per
              hauerfì egli appoggiato à i detti di Parnrentde, e Melili»
              fuoi paefani contemporancL Che £e bene Parmenide^
              ammaeftrato da Senofane Coiofonio,contemporaBeo.4i
              Pittagora, nondimeno pecelTcr egli flato cittadino L«-
              crefé, in grandifsima parte fegnitò la dottrina pittagori-
              ca. Imperò che cencedendo Pittagora crepiincipij,cÌQè,
          '
              l'uno, l’infinito, e’I numero, Parmenide profondamente
              contemplando quella vno, determinò non douerfì date
            '
            '  nella natucapiù ch’uno principio, intendendo per que-
              fto principio Dio , c rìAeflb concede MelilTo profondo
              interprete dell’antica teologia de’ Greci, Se Arabi, par
              quanto nferifee Agoftino Stcucho Eugubin»,nel primo,
           Btmf^
              e fecondo, de perenni philofophia. ben ch’erano quedi
              dui filofofì alquanto di contrarla opinione, tnà.xale con-
              uarictà' confi Aeua folo nelle parole, e non ncll’intclii-
       SimftUk»  genza del fenfb, come ben riferifee Simplicio nel primo
              -hbro delia Fifica d’AriAotile. Perche M ci ilio concedeua
            '
       . 1 -,  .  *tno principio immobile, & infinito , nella natura, per
            >-  quanto credemo ì.  i detti d’AriAocilencl primo della fi-
              lofoiia naturale, e Parmenide concedeua vno principio
              immobile mà Anito,, c l'uno, claluo intcndeuano pec.
                      i             qucAo,
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