Page 218 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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            S E CON D 0.      ns
      0^ Olympìade quinefuagcfsnut Jexta , dalle quali parole iò
      rifpundo ad alcuni, liqiiali appoggiati à quello parole di
      Strabonc poco inanzi riferite, & eiufdem nominU fiatioì
      dicono, che anticamente Metauria non era città,ma vna
      ftatione,onero ricetto da nauiganti; come fono hoggi al-
      cuni luoghi -diiamati da marinari, fearo delle fragate;
      percK’iui fogliono prendere terra nel tempo della fera
      doppo la nauigatione del giorno: hor con quella intelli-
      genza, che danocofloro alleparole di Strabone , negano
      che Metuaria lìa Hata città : Mà in contrario fono le pa-
      role preallegate di Snida, nelle quali non dice che Me-
      taurìa Ha (latione,ma città d’Italia: Anzil’efperienza di-
      moftra, che Metauria non era fearo, òricetro dei naui-
      gli; perche nelle maremme di Gioia, per rcfpctieoza del
      Faro, con difficoltà le picciole fregare pollbno pren-
      der terra,anzi la commodirà delle fregate è maggiore nel
      porto d’Oreftc à  i confini di Parma, che à Gioia.Però fa
      di millieri di dire che Gioia fia (lata anticamente la città
      Metauria;e quello intende Strabonc per quel vocabolo
      llatione, e non fcmplice ricetto di marinari  . Plinio nel
      decimo libro,dice che quando Steli coroera anchora fan
      ciullo il rofigniuolo fé gli posò in bocca, Se iui cominciò
      cantare, d’onde prefero augurio  i fauij, che doueua di-
      uentarc vn Poeta dolcillimo. Lufeìnia fdic'cgW) inore Ste-
     fichori cecinit tnfantis, mirabili annido fummum eum poetam
     futu'-um prxmonfiram di Steficoro parla Quintiliano nel
      decimo libro, douc dice . Strfichorua quam fit ingenio vali-
      duty materia quoque oiìendunt , maxima bella , ^ darifiimot
     canentem ducer,  epici carminia onera lyra fubjlinentèm , ned-
     diditperfonis in agendo,ftmul loquendoque debitam dignitatemy
     ac fi tcntiifjet modam  Giouanne Tzetza nel ventèlimo
     quinto epigramma, riferifee vna canzone di Sttficoro in
     quella forma.
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     Feud^ee Aiof jxiyccAov J^àttvo-n'oXov itsov rru^Stvoy %
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