Page 221 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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.     ,
                      L  I  B  R a
              tipia conpderantf immaterialìtenji ^ inteUe{UUterth<oretiuH
              perfcmtans.  Il fecondo fratello di Srelìcoro fìì chiamato
       XlitntMflM legit~
              Elianaftra legislatore eccellentiflìmoì E’I terzo Mamcr-
       lAttre met-turit
              tino Geometra peritiirimo
       J«'                 ; de quali ne ragiona Snida
       MMHfrtìro geo-  dicendo, che le figlie di Stefìcoro fono ftate poetelTe cc-
       menu metuurie
              cellentiflìme come'l padre : ciò riferifee ancora Giouan-
              ni Tzctza, nel ventèlimo quinto epigramma
       Cto.                          in quel
                         .            T
              verfo ,
       tigliedi Stefic*  STHO-l^ogO! (w XvgtKÒst
                               TOVTOV ^vyK%ei5‘
       TofoeteJJe .
                Stefichorus erat LyricHS , & hitiru filU
                ^
              Cioè, Stefìcoro era poeta Lirico
                             , c fimilmcmc le fue fi-
              gliuole
                 . Fiori Steficoronel tempo di Palare tiranno, nel
              tempo del gran Filofofo Pittagora
                               , per quanto dice il
              preallegato Tzetza, nell’iftefro Epigramma.
                                  TTvSayigx  .
                ABxgtfit fit crvyx^oi'Os ,  i(su
                Sbandi autemeontemporaneuseratt atq\ Tythagor/t.
              Cioè,viuea nel tempo d’Abaride.edi Pittagora. Si par-
              li Stefìcoro da Metauro quali nel tempo della fua vec-
              chiezza , & andò ad habitarc in Imera Città di Sicilia
              hoggi dettaTerme,c perciò da certi è Aato chiamato Ste
              «coro Imerco , come lo chiamò Giouanni Tzetza.  '
       ulrifiuiles
                timerA buie anta» patria duitas Sictlia
                                  .
               ^
              Cioè, Imera di Sicilia era fua patria
                               . Infegnò Stefìcoro
             à Locali (dice A lift, nel terzo libro della Rethorica) di
             non cfìerecontumeliofi, Pvno contro dell’altro
                                    , perche
             le Cicale mai canrano da lòtto
                            . E quindi nacque il prò*
             uerbiodi Stefìcoro , che quando vno era da vn’altro in-
             fta, le direna . Non femprecanta la Cicala
      ProHetilo dì Sfe  giuriaro , e non tifpondeua, era fofficieminima la rifno-
                                  . Quali vo-
      fi toro.  lelle dire, safpetta il tempo la Cicala per cantare, afnet-
             to anchor io il tempo per darti la rilpofta , & il caftigo .
             E da credere che liano fioriti nella Città Metauro molti
        •t   ^Im huommi degni di memoria; mà perle moltegucrre
             elfeiidofi fmarite le fcritture,con quelle fi fìadiftrurtaan-
             chora ogni loro memoria E hoggi Gioia picciolo caftello
             FQlto in luogo piano fopra il Marc Tirreno
                                  , e per cagio-
                                     ne
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