Page 333 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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             ìiégranni dinanzi ftaua dall’una parte eminente foura"!
              mare, e daU*aitra riguardaua le campagne fortifìcaro Co~
              lamence dal (ito naturale è (latodoppo cinto di muro in-
             torno per tutte quelle parti,per doue da Dionilìo Tiran-
             no di Sicilia per orditi inganni ncgl’anni dinanzi era (la
              to prelò. e perche ridclTo cadello (lana cosi fortiBcaco^
              acciò vna tal foltezza non  lì perda per inganni, liquali
              benerpelTo foglionoordiregl’huomini della paurofa pie
              be,con molta diligenza cudodiuauo, e manteneuano li-
              cura i nobili del Senato Ootonele.ma veggendoli Brec-
              tij, che doppo hauer eglino con ogni accortezz i circon-
              dato rillcdb cadello, e che la fortezza era inefpugnabi-
              lè: ricor'fero per aiuto ad Annone più rodo adretti dal-
              la necc(Tità,che dalla buona loro volontà. Doue venuto
              Annone  fi forzò commoucrc  i Crotonefi à patto, cioè»
              che doi^lTero la città in mano delli Brettij con queda
              conditione,che folTe folamcnte Colonia di coloro, e che
              fOpportafièro hauere di nouo la loro antica conuerlàtio-
              nc; e tanto più che la città haucua dclli Brettf) bifbgno
              per edere data dalle pafiate guerre molto adannata, 6c
              nomai quali disfatta . Ma con quelle parole Iblo Arillo-
              tn^co è dato d’Annone commodoiC degl’altri ninno, im
              però che tutti vgualmcnte rifpondeuano, che più todO
              farebbono per morire, ch'hauedèio da melcolarfi con
              Brettij, c ch’hauedcrO da volgere i loro codami,riti, leg-
              gi, e lingua nei codumi, piti, leggi, e lingua d’altri; Mz
              Aridomacoadentendo alli detti d'-Annune li sforzaua à
              più potere perl'uadcre  i Crotonefi, che ficedero la pre-
              detta deditione della città, ma pcrch'era vno tra tantZ
              moltitudine, non poteua fire colà alcuna fccondo’l fuo
              Volere, e perche non ritrouaua modo conueniente, &
              atto di dare’l cadello in manodclii firetTÌj,in quel modo
              che con inganno dinanzigl’hauca dato la città, hnuendo
              forfè paura dei citradini, fuggì ad Annone, indi à poco
              tempo doppo mandò Annone grAmbafeiatori Lociefi
              alli Crotonefi, liquali futonc riceuuti nella città beni-
              gnamente, e codoropcrfuadeuano  i Crotonefi, che non
                                    volcf-
                V.
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