Page 506 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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|>ermectere,che (ì laui nel facro fonte del batte/imo inan>
ki’l tempo di fette anni, e dette quelle parole fparne-;
doppo cne fìi nato’l figliuolo, e la donna raccontò la vi»
Itone al Tuo marito , s’afpettaua’l tempo determinato da
poterli battezzare; de allnora che‘l fanciullo nacque an~
dò’l padre Mauro in vna chiefiola dedicata à S. Michele
Arcangiolo (la quale non era molto lontana dalla Tua ca-
fa) per rendere gratie a Dio, e gli pareua vedere sù Tal*
care di quella Chiefa vn fanciullo,’! cui capo toccaua Tal
tezza del tempio , e d’intorno gli (laua vn choro d' An*
gioii velliti con vellimenta bianche, e cantauano ad alta
vocequcfto verfo. TuernatMSefl nobis alleluia,& fiUus da-
tus efi nobis alleluia; E ciò non fufenza maraueglia,& al-
legrezza nel cuore di Maliro,e ritornato i cafa llaua con
gtandillima afpettatione del fuo figliuolo . PalTati che
furono i fette anni, determinò’! padre ’l giorno, nel qua-
le li doueua’l fanciullo battezare, ma in quel medeumò
tempo cominciò la madre Gemma grauemente infermar
lì, e per lagrauczza deirinfermità mutata l’tina vita col
l’altra fi partì dall’altre donne; tal che per la morte di
Gemma fi prolongò’l battefimo per tre altri anni, e non
fii battczato’l figliuolo infino alli dieci anni della fax
età. Ma da quando egli hebbeconofeenza delle cofe hu-
mane infino al (Juartodecimo anno attefe ad imparare
grammatica,ben ch’altri dicono, dal decimo anno infino
alquartodecimohauer egli imparato la predetta feienza:
non molto tempo corfe doppo, che’l giouinetto Giouan-
ni Ioachino per voto di religione andò in lenifalemme,
e per lo camino efiendofi incontrato con alcuni poueri
à fuefpefe quelli nodrìpertutto’l viaggio,& egli fi veflì
dell’habito monacale bianco, ma molto afpro;c d’allhora
in poi ritrouandofi nella Terra Santa cominciò feguire
la vita raonaftica: per migliore eficrcitio della quale cC-
fendo entrato in alcuni luoghi deferti, & vn giorno ritro
uandofi afHitto da vna ardentifilma fete, imaginandofi
che per quella doucua morire hà fatto vna folla, e fi co-
perfe d'arena,acciò che morto,rimaQendo fenza fepoltu-
Sff a ra

