Page 537 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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              la Chiela, e gl’ Altari, & accoramodaua i paramene , ic
              altre cofe necefl'aric al culto diuino} colle ptoptic mani
         \r^  laaaua le veHimenta dè Tuoi fratelli, etiandio ch’aDchoc
              folTerocoloro Nouicij neirordincie mentre egli età gio-
              uaoc canùnando per Calabdayfcmpreandaua à piedi fcal
              al (bucagiaFctiOeui, monti, acuti (adì, triboli, e fpìne :e
              quantunque/pelfe volte fodcoppredb da grauidimi pe>
              fi, mai oei piedi clTcndo fcalzo ha Tentilo afdittiooe, il
              ch’era cagionato daU’ardentiilimo amore, che portaua à
              Dio  . Anzi publicamente conila , che con i piedi nudi
              TpeiTe volte calpeilcò’l fuoco, e colle nude mani portò le
              pietre ardenti . Era certamente l’auilcrità della Tua vita
              ammiiabile,laquale perciò fi deuc iilimatc marauiglioilf
              iìma,perchc nella fancia}czza,neli’adolcfcenza,neria gio
              uentù, nella vecchiezza, escila Tua $lccrcpità tra le fàti^.
              chc,vigilie,digiuni, alliuenze,e ipol^c-alerc.maceraùo^i.
              del proprio corpo Tempre quali hà tenuto vn raededmo
              modo di viuere. Per quelle ,.jp,pcr moltiflTfncfuc altre
              opre tanto è fiato abbra^piato dalla grada dello Spirito
       Mhdetli di S.  Santo, che per gli Tuoi pietofi mediti, e ptieghi fono fiati
       fr*m€tfrt d*
              nel nome di Chrifio fpcITc volte difcacciati i demonij dal
              li corpi humani;e molti infermi opprclH dadiuerlì mor»
              bida medici abbandonati pereficre coloro viciniillmial-
              U niorte^furono alla prima (anità ritornati, il medelìmo
              beato P^dre molti altri infermi di feniì di pgione,e d’in«
              telictto refticui alla faniià. A molti zoppi hà dato, la po>  .
              tcftà del camìnare, à Tordi l'udito, à muti la parola, & i
              ciechi hà rifiitnito’l lume de gl’occhi. Mondò lepron,e
              molti morti; ouero per morti giudicaci ritornò ai lume
              della vita. De’ quali miracoli ìpargendofi la fama quali
              iertucco’l mondo, de efiendo venuto all’orecchìe di Pao  .
              fo fecondo di felice memoria Sommo Pontefice Roma-
              no, mandò vn Tuo cameriero à Pirro di buona memoria  .
              Arciuefeouo di Cofenza, alqualc comandò, ch’intorno'
              q'Uefii miracoli prendelTc diligentilllma informatione; 6^
              alPiftelIb perfuafe,che di pr^ria perfonacon vn compa-
              gno,ch’-^li gl’aficgnò andaUcal ^atohuoflao,cchc deU
                             ”
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