Page 539 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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                  Cauallina, ch'ìai nafceyC colle (lefTe frondi porta (Te
                  uè polueri,che l*huonio di Dio tcneua nella cella. Mcn»
                  ue che’l frate dl'equiua quanto dal beato huoinogrera
                  ftato comandato ^ egli fi volfe ad vna vicina itnagine del
                  Crocefi(To,e piegò ch'à quello barone >che confidaua
                  molto nella gratia della Aia diuinità,fi degnafic mofirare
                  la Aia diuina mifericordia j non molto tempo corfe, che
                  portate le frondi,e le poliieri, come egli haueua coman-
                  dato, fatto ’l fegno della croce hà polto quelle sii la pia-
                  gate con tre foglie di quella herba Tiftefia piaga coperfe,
                  ^ ogni cofa legò infienie ponendo la Aia fperanza ia
                  Dio, che colui riceuerebbe fa fanità, e gli comandò,che
                  citornalTe nella propria cafa. Doppohauere colui carni-
                  nato foura’l cauallo per ifpatio A>ile meno di dui miglia,
                  fi volfe alla Aia (pofa Giouanna,laquarin quello camino
                  Tempre gl’era ftata in compagnia , c gli difte  ; mi pare ,
                  ch’io fia fanOiperche non fento più quelTaccrbo dolore,
                   e pelli mo fetore, ch’io fentiua. Se hauendo trapafiato vn
                   certo monticeUo lacomoauidamcnrc defiderando cono-
                   feere fé potcua caminare, feendendo dal cauallo comin-
                   ciò con  i propri) piedi caminare,c colTinfcrmo piede cal
                   peftrando fortemente la terra,c non fentendo più dolore
                   conobbe efl'cre fàno . Dunque rendendo gratic à Dio,£c
                   al beato Francefeo da Paola lo (poA>, e la Ipola contenti
                   del loro defiderioritornaròno à cala In quelli Aclli gior-
                   ni, è (lato nella citta Cofenza vn huomo chiamato Mar-
                   cello di Cardillacon  i piedi, e. mani in fc con tratti, e tut-
                   to leprofo,in tal modo,che quali perla tuttala voce,ape-
                   na la Aia parola fi potcua vdire, ch’elTendo menato da
                   Aioi parenti ai monalleriodi Paola,c rapprefentato inaa
                   X.Ì al beato huomo,qucllo molToà compitinone alquantor
                   fecrctamente orò , doppo ritornato dall’oratione , coliat
                   Aia mano lo folleuò, e lubitoriiù fatto fano del contrat-
                   to delle membra,& anco mondato dalla lepra . ElTcndo
                   anco l’huomo di Dio nel monalleriodi Paterno, ch’al-
                   Ihora s*^cdificauaj venne à Arvn’hnomo nobile da Colèn-
                   2A chiamato Guidone Lupaoto infetto d'una grauilllmft
                                                  lepta.
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