Page 588 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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             Per la quii cofa tneùc6 hauere tanto aiutQ da Dio, cImÌ
             mai è ftato tentato da qual lì voglia <ben che mininu^)
             lentatione diabolica i & bonerpelTo dal Beato Nilo cu
             dimandato,da qual tentationc, ò penfiero era perturba»
             co, & cglidiceua, non fono pertuibato da quanto folle
             vna centatfone , ma perche dormo molto , alcune volte
             mi turbo , e prendo cordoglio ; al quale *1 Beato N ilo hi
             fatto vnolcabcllo per federe, ch’haueua vnfolo piede,e
             glidiife. Ecco ch’io ti dono quello fcabcllo, ch’haue vn
             piede, « tu hai doi altri , -tal che doi piedi tuoi , òc vno
             dello fcabcllo fono tre , e per ciì> potrai federe in elio
             commodamente, e fa che ledendo in quelto fcabcllo , e
             non in altro babbi à fare fenza negligenza’! tuo vfKtio :
             doppo che quelto intcfc ^Tefano prete lo fcabeilo, e mi|i
             più in altro hà fcdutù.folo ch’in quello; perloche molte
             Volte occorreua , elle neiriltelTo Icabello occupato dal
             ibnno cadeua in terra . DicoHui li feruiua’l Beato Nilo
             in tutte le fatiche, & opre balTc del munalterio .  Palsù
             da quella vita ’l Beato Stefano circa ’l fcttantcfimo anno
             della Tua etl nel monallerio di Serpere; ilqualc ben che
             nella Tua vecchiezza folTe infermo,debolc,&: incuriiato,
             nondimeno mai cclsò d’affaticarli. Stando egli nell’eBre
             mo di fua vita infermo in quel poucro Tuo letticello, an-
             dò ’l Beato Niloà vilìtaVlo, e gli didc; Stefano, & egli
            fubitp legò le mani funi coll’altra, & alzato à federe,
             voltò la bccia,c l’animo à riguardare’! Beato Nilo, & il
             Beato dilTc; dona latua benedittione à Frati perche gii
            muori. Se egli Aendendo la mano hà facto quanto dal
            Beato Nilo gl’è Baco comandato; à cui di nouo dilTc'l
            Beato Nilo; ripofati alquanto, perchenon hai più forza,
            c quello facendo l’ubbidienza u corcò, e ncH’hauetlì coi;
            caco mandò l’anima à Dio;al quale ’l Beato Nilo comin-
            ciò con abbondanfilGmc lachrirac piangere, dicendo. O
            buono Scefàno,che mi fei Baro coaintore, e collauoraco-
            re, & ecco che doppo tantianni l’uno dall’altro nef^a-
            ramo,e priuamo. Tu cenamente vai alla requie, che col
            le tue ii^oaepprc t’lui preparata,  io mi rcBo età le
                                   pene;
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