Page 61 - Croniche e antichita' di Calabria 1610
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_^he nel fcgiicntc giorno con la luce potefle .pratji-
Eri parenti
car la donna col fuo marito fenza rolfore .
dello fpofo,e della fpofajin quella notte vigilando ftaua
no fuor di cameta, acciò dal cantate d’alcun’vccello, pr^
^clTcxo augurio , ic le nozze doueuanohi^ucre felice, ò OtùdÌ0^
pur infelice fine. Ch’anco Ouidio n^ll’epiftola di Fillc
a Demofonte fa mcntione alquanto di' quella cerimonia,
doue in perfona di Fille , quale lì doleua deirinfclicc fi-
nc,che doucua fuccedcrc alle fuc nozze, dice.
Vronubi Tiflphone thaUmis vlulauit inillfsy
Ejt cfcinit tnejlum denta carmen auif.
Mà per tornare al primo propofìto; gionto che fu Dio
nilìo in Siracuf?i ( dice fello Giulio Frontino nel terzo li Cimlie Ftmtina».
bro delle Uratagernme) armò vn nltilto grande elfercito
di lùldati Siciliani e con quelli alTaltò molte Città di
,
quella parte d’Itaiia,quali vinlè, e.fottopofc al fuo domi
nio. Volendo dopo ^ifaltare la Città Reggina,per ven-
dicarli d?lla f^tta ingiuria, perche la Città abbondaua
molto di copie di foldati, c di ricchezze ; finfe di voler
con i reggini pace mà che gli facelTero quella fola gra-
:
da, mentre Telfetifito fuo dimoraua nelle loro maremme,
haued'ero commune cororaercÌo,acciò da coloro porcile
haner rclTcccito con prezzo le colè nccelTarical manteni
mento della vita. Al ch’i Reggini,come hnomini troppo
compallìoneuoli dell’altrui bilogni , non hebbero Iguar-
do ali’antica nemicitia, mà per diinollrare la loto magni
fica cortefia,e larga liberalità , concederono à coloro il
cpnuQUnc pratticarc,c cop debito prezzo gli Ibmminillra
nano le cofe nccelfarie alla vita dcirclletcito. Quando
al fine conobbe Dionilio ch’era mancato il grano alla eie
tà,..di fubbito occupò i palli alli reggini, per non poterli
à quelli d’altra parte introdurre il grano,, fich’alfaltan-
doJa Città a^amata,cQnpochillima fatica vinfe. Ingan-, Xeggi»
no veramente iniquo, 9, £^pprio di,coloro iqqali da mol- Ì4t Dkm$ff S$T4t
to bene Ibgliono rendere molto male. Quello non par-
ve (officiente all’empio Dionilio ffecondo dice Arill.nel
iccondo libro dell’Economia ) mà convocò à fe tutto il a»
popolo

