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suo inerziale esplicarsi della gestalt della risposta al trauma originale. Metabolizzando il ciclo
                  della paura si può spezzare riflessivamente lo schema emozional-credenziale che lo tiene in
                  piedi (acquisizione di conoscenza di sé), ricercando contestualmente un percorso di sviluppo
                  della propria forza personale rispondente alle proprie qualità innate e carenze personali del
                  momento per apprendere come affrontare le nuove sfide e minacce con consapevolezza
                  (acquisizione di  padronanza di sé). Ciò può  significare,  per esempio, imparare un’arte
                  marziale,  coltivare la pace interiore,  migliorare la capacità di comunicazione, prendere
                  tempo per coltivare la consapevolezza dei propri talenti investendo in formazione e relativa
                  applicazione, sviluppare comprensione empatica (che è fondamentale per la comunicazione
                  e l’apprendimento), ed in definitiva sviluppare una buona auto-immagine.
                  Quando si sono sviluppate le proprie radici di grounding, e su questa base la propria sicurezza
                  di sé, si riesce ad essere più presenti, concentrati, dinamici, nel qui e ora, apportando
                  un’intensità dinamica al modo in cui ci si presenta. La propria esperienza è più diretta, basata
                  sui sensi, immediata e ci si sente più connessi al proprio sé interiore, soprattutto se si è
                  sviluppata sensibilità di intelligenza emozionale.
                  De-energizzati dalla paura si viveva con un insufficiente radicamento al proprio “terreno”,
                  instabili e senza un proprio saldo centro; a volte partiti per la tangente, a volte vaganti in un
                  mondo di fantasia ad occhi aperti, in un’illusione animata da fuga/separazione e talvolta da
                  una rabbia senza chiari confini che però si diluiva in una stanchezza di fondo. In questa
                  dimensione di rimpicciolimento personale la  propria  capacità di integrare-rafforzare, di
                  avere e saper mantenere, e di saper perseguire tenacemente con consapevolezza dei limiti
                  operativi  e soprattutto  delle potenzialità  operative,  è ridotta, in un spirito di
                  sufficienza/mediocrità di fondo. Inoltre, i propri confini personali sono erosi dalle minacce
                  esterne, e si sentono ridotti il proprio spazio creativo ed il senso di diritto di avere ed esistere.
                  Con questa minore forza e minore sana eccitazione per la vita non si percepiva il mondo
                  come opportunità di crescita e sviluppo. Quando si perde il proprio “terreno” di sviluppo
                  personale integrato, la propria attenzione vaga ed è come se non si fosse del tutto qui,
                  oppure si fissa troppo su qualcosa senza la comprensione d’insieme.
                  Le persone che presentano un senso di collasso fisico rivelano una mancanza di supporto
                  nella loro vita e il loro corpo manifesta il senso della sconfitta. È possibile che mettano in
                  discussione il loro diritto di esistere, che abbiano difficoltà a nutrirsi o soffrano da sindrome
                  di  abbandono. C’è chi si butta sul cibo ogni volta che si sente solo, nel tentativo di
                  trasformare il proprio senso di vuoto in solidità. Un buon radicamento, invece, richiede un
                  buon contatto con il proprio corpo ed un buon auto-accudimento quali fondamenta per la
                  realizzazione di una vita prospera e di servizio per il bene dell’insieme. Inoltre, un buon flusso
                  interiore manifestativo (intenzionalità nel divenire) richiede l’accettazione della limitazione
                  oggettiva. La consapevolezza del confine realizzativo significa saper accettare le proprie ed
                  altrui limitazioni anziché proiettarsi mentalmente verso un stato realizzativo che richiede di
                  esaurirsi al fine di accorciare i tempi di realizzazione o di esaurirsi nel cercare di realizzare
                  qualcosa di non fattibile; quando si vive nella mente anziché nel costrutto bilanciato mente-
                  corpo si tende a volte a sottostimare le disponibilità energetiche ed i limiti di quest’ultimo,
                  sottoponendolo a tour de force non necessari. Inoltre una bilanciata consapevolezza della
                  limitazione  trasmette un chiaro senso di ownership personale, del  poter accrescere e
                  migliorare e quindi del poter contenere e convogliare agli altri. Le caratteristiche di un buon
                  radicamento, della connessione con i nostri corpi e con il mondo che ci circonda, dell’auto-





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