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accudimento e dell’autoconservazione contribuiscono alla capacità di realizzare la prosperità
in un modo continuativo e soddisfacente.
La propria nascita è l’ingresso nel mondo che pulsa di vita e l’inizio della propria individualità.
Tuttavia, l’infante per un bel po’ di tempo non si rende conto di quella propria individualità.
Dopo la nascita egli rimane in uno stato di identità fusionale, per i primi cinque o sei mesi
non esiste il concetto di un sé separato. La presenza della madre (o di chi ne fa le veci), con
il calore del suo corpo, la voce, ed i gesti, è parte di un’esperienza di vita unificata, non
differenziata tra i due. E la coscienza dell’infante è orientata quasi interamente al corpo.
Dunque, lo stato della madre e l’ambiente diventano, letteralmente, la prima esperienza del
sé. Se la madre è attenta, è tenera e se l’ambiente è di supporto e confortevole, allora così
l’infante percepirà sé stesso. La carica che scorre tra i due è calda, positiva, eccitante. Se,
d’alta parte, la madre è fredda, ha rabbia e l’ambiente è doloroso, allora la prima esperienza
del sé vitale dell’infante ha una carica negativa. Questa esperienza dei primi mesi fornisce la
base fondamentale di tutto lo sviluppo successivo, pertanto le caratteristiche di questa prima
dimensione-snodo psico-bioenergetica vanno ad impattare sullo sviluppo delle successive
dimensioni psico-bioenergetiche che si sviluppano verso “l’alto” nella direzione dello
sviluppo della consapevolezza di sé e delle potenziali competenze di leadership. Ed è per
questo motivo che mi soffermo su questo aspetto più a lungo rispetto agli altri sei. Inoltre,
anche l’aspetto della tenacia, che è fondamentale nello sviluppo dell’intelligenza spirituale e
delle competenze di leadership, è particolarmente connesso a questo livello psicologico
dell’essere-avere.
Tornando all’infante, se la sua espressività-comunicatività, fatta di movimenti, suoni e pianto
sortiscono l’effetto di ottenere il conforto desiderato (cibo, coccole, giochi, ecc.) allora lo
stato fusionale continua e con esso la positiva continuità tra il suo mondo interiore ed il
mondo esterno, fino a quando l’infante – in questa fase inerme e fragile - sviluppa sufficiente
consapevolezza personale e sufficiente sviluppo motorio per iniziare a separarsi ed acquisire
la propria individualità. Se d’altra parte egli non sente soddisfatte le proprie necessità allora
sviluppa una crescente sfiducia nel mondo esterno, una dissociazione dal proprio mondo
interiore ed un senso di inadeguatezza ed abbandono.
Nel bambino piccolo, la necessità che il mondo esterno e quello interno rimangano in
armonia è estrema per molti anni a venire, ma soprattutto in un periodo in cui non vi è alcuna
distinzione tra sé e la figura genitoriale. Se i suoi impulsi istintuali non portano ad ottenere
le cose necessarie per sopravvivere e “sopra-vivere”, egli tende a non dar loro fiducia o ad
ignorarli ed allo stesso tempo percepisce il mondo come distante o ostile. Non aver fiducia
nei propri istinti fondamentali significa creare uno stato di disarmonia col nucleo profondo
del proprio essere. Si crea disarmonia col proprio “terreno” e col mondo naturale. I compiti
evolutivi a questo stadio sono concentrati sull’imparare a guidare il corpo in quanto veicolo
basilare per la vita. La consapevolezza, che proviene dalla settima dimensione-snodo psico-
bioenergetica, è inizialmente focalizzata sul corpo stesso, man mano che il bimbo scopre le
proprie mani, i piedi, le dita, ecc. (ricordo bene quando mio figlio Antonio scoprì, sul
fasciatoio, i propri genitali: si fece una lunga piacevole risata). Attraverso l’istinto, impara
muoversi: a succhiare, ad afferrare, a rotolare, a sedersi ritto, a gattonare e a camminare. Il
bimbo impara inoltre che gli oggetti continuano ad esistere anche quando non li vede.
Il “programma operativo” della prima dimensione-snodo psico-bioenergetica è preverbale,
preconcettuale e istintuale. Piaget l’ha chiamato il periodo senso-motorio in cui la
consapevolezza è sensoria e lo scopo è lo sviluppo motorio.
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